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Efficacia dell’isterectomia: semplice vs. radicale

L’isterectomia semplice è efficace almeno quanto l’isterectomia radicale per il tumore cervicale a basso rischio.

In uno studio multicentrico pubblicato sul New England Journal of Medicine che ha coinvolto 700 donne con diagnosi di tumore del collo dell’utero in fase iniziale e a basso rischio, i ricercatori hanno scoperto che l’isterectomia semplice si dimostra altrettanto efficace dell’isterectomia radicale nel prevenire le recidive pelviche nell’arco di tre anni. Lo studio, noto come SHAPE (Simple Hysterectomy and Pelvic Node Assessment), ha inoltre evidenziato che l’isterectomia semplice è associata a un minor numero di complicanze urologiche e rappresenta un deciso cambiamento nel paradigma di trattamento di questo specifico gruppo di pazienti.

Di fatto lo studio SHAPE è uno studio randomizzato di non inferiorità. L’obiettivo primario era valutare la recidiva pelvica a tre anni, con un margine (di non inferiorità appunto) fissato a 4 punti percentuali tra i due approcci chirurgici.

Tra i 700 pazienti che hanno partecipato allo studio, 350 in ciascun gruppo, la maggior parte presentava tumori in stadio IB1 secondo la classificazione FIGO 2009, con caratteristiche istologiche predominanti a cellule squamose. Con un periodo di follow-up mediano di 4,5 anni, l’incidenza di recidiva pelvica a tre anni è risultata sorprendentemente simile tra i gruppi di isterectomia radicale e semplice. Inoltre lo studio, come si accennava, ha rivelato una notevole riduzione delle complicanze urologiche associate all’isterectomia semplice, sia in termini di incontinenza urinaria che di ritenzione urinaria, rispetto all’isterectomia radicale, in particolare nelle prime quattro settimane post-intervento.

Nonostante i risultati significativi, gli autori dello studio hanno evidenziato alcuni limiti della ricerca, come il numero relativamente basso di eventi registrati durante il periodo di follow-up e il fatto che l’applicabilità dello studio sia limitata ai pazienti che soddisfano i criteri definiti per la malattia a basso rischio, in particolare lesioni di dimensioni ≤2 cm e limitata invasione stromale.

Inoltre, dal punto di vista demografico c’è una sovrarappresentazione dell’Europa occidentale, della Corea del Sud e del Canada, con una sottorappresentazione di alcuni gruppi etnici come le donne di colore e i nativi americani, limitando così la generalizzabilità dei risultati a popolazioni più ampie.

Le implicazioni di questa ricerca sono comunque profonde e suggeriscono un potenziale cambiamento dello standard di cura per le pazienti con cancro cervicale a basso rischio.

Fonte
Plante M et al.; CX.5 SHAPE Investigators. Simple versus radical hysterectomy in women with low-risk cervical cancer. N Engl J Med 2024;390(9):819-829.

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