Un ampio studio prospettico di coorte pubblicato su JAMA Network Open, condotto nell’ambito dello Health Professionals Follow-Up Study (HPFS), ha valutato l’associazione tra l’intake di differenti profili lipidici dopo la diagnosi e la mortalità a lungo termine. Nella gestione del carcinoma prostatico non metastatico, la sopravvivenza a lungo termine dipende in modo determinante dalla prevenzione e dal controllo dei rischi di mortalità concorrenti. Anche se la patologia oncologica di base rimanga un fulcro dell’attenzione clinica, la maggior parte dei pazienti con malattia localizzata va incontro a decesso per eventi cardiovascolari o per seconde neoplasie, un rischio accentuato dall’avanzare dell’età e dalle alterazioni metaboliche indotte da terapie come la deprivazione androgenica. In questo contesto, l’identificazione di fattori nutrizionali modificabili rappresenta un elemento chiave per strutturare percorsi di survivorship basati sulle evidenze.
L’indagine ha seguito 4.884 uomini con carcinoma prostatico non metastatico per un follow-up mediano di 12,8 anni, analizzando 3.040 decessi complessivi. L’assunzione dietetica di grassi saturi, monoinsaturi, polinsaturi, trans, di origine animale e vegetale è stata quantificata attraverso questionari validati di frequenza alimentare somministrati periodicamente.
I risultati indicano che un elevato consumo di grassi saturi nel periodo post-diagnostico è associato a un incremento del 24% del rischio di mortalità per tutte le cause (HR 1,24 per il quinto quintile rispetto al primo). Questo aumento è riconducibile perlopiù a una maggiore incidenza di mortalità cardiovascolare (HR 1,42) e di decessi attribuiti ad altre forme tumorali (HR 1,42). Analogamente, un intake elevato di grassi di origine animale ha mostrato una correlazione positiva con la mortalità generale e per altri tumori. Al contrario, non è stata osservata alcuna associazione significativa tra la composizione dei grassi alimentari e la mortalità specifica per carcinoma prostatico.
Da questo punto di vista analisi dei modelli di sostituzione isocalorica offrono risvolti operativi rilevanti per l’impostazione delle linee guida dietetiche. Rimpiazzare il 10% dell’apporto calorico giornaliero proveniente da grassi animali con grassi di origine vegetale si associa a una riduzione del 16% della mortalità generale (HR 0,84). Inoltre, la sostituzione del 5% delle calorie derivate da grassi saturi con grassi monoinsaturi comporta una flessione del 20% del rischio di decesso per qualsiasi causa (HR 0,80).
Bibliografia
Zhang Y, Shanahan MR, Guard HE, et al. Dietary fat intake and mortality among patients with nonmetastatic prostate cancer. JAMA Netw Open. 2026;9(9):e2630693.