Un nuovo studio evidenzia l’evoluzione dei rischi della terapia ormonale sostitutiva per le donne in menopausa.
Le malattie cardiovascolari continuano a dominare come principale causa di morte a livello globale: rappresentano quasi il 30% dei decessi in tutto il mondo. Tra le donne, il rischio di patologie cardiovascolari aumenta significativamente durante la mezza età, in coincidenza con la menopausa. Questa fase, tipicamente vissuta tra i 50 e i 60 anni, è caratterizzata da un forte calo dei livelli di estrogeni, che contribuisce ad aumentare il rischio di osteoporosi, i disturbi del sonno e gli sbalzi d’umore. La terapia ormonale sostitutiva (TOS) è stata a lungo considerata uno trattamento fondamentale per gestire questi sintomi e migliorare la qualità della vita.
Ma le preoccupazioni sul legame della TOS con i rischi cardiovascolari, nate da studi degli anni ‘90, hanno fatto notevolmente diminuire il suo utilizzo. Da allora sono state sviluppate nuove formulazioni che hanno portato nel tempo a una ripresa nell’adozione della TOS. La ricerca dell’Università di Uppsala in Svezia fornisce informazioni aggiornate sui rischi associati ai vari tipi di terapie ormonali sostitutive.
Lo studio in particolare ha analizzato sette diversi trattamenti di TOS disponibili in Svezia dal 2007 al 2020, coinvolgendo quasi un milione di donne di età compresa tra 50 e 58 anni. I ricercatori hanno valutato il rischio di coaguli di sangue e di malattie cardiovascolari dei vari trattamenti, tra cui compresse, cerotti ormonali e IUD a rilascio ormonale. I risultati rivelano che i rischi variano in modo significativo a seconda della specifica terapia utilizzata.
Per esempio, l’ormone sintetico tibolone, progettato per imitare gli ormoni naturali, ha mostrato un rischio elevato di infarto e ictus, con un’incidenza di circa 1 donna su 1000. D’altra parte le terapie combinate estrogeno-progesterone sono state collegate a un rischio maggiore di coaguli di sangue, tra cui la trombosi venosa profonda, che può portare all’embolia polmonare.
Una nota positiva è che i cerotti ormonali, il cui uso è aumentato del 50%, non sono stati associati agli stessi rischi elevati, rendendoli un’opzione più sicura per molte donne. Therese Johansson, autrice principale dello studio, ha sottolineato che le ricerche datate non riflettono il profilo di sicurezza dei trattamenti più recenti e che le scelte informate sono fondamentali per ridurre al minimo i rischi.
Åsa Johansson, altra autrice della ricerca, ha invitato a sensibilizzare in misura maggiore gli operatori sanitari e i pazienti, soprattutto per quanto riguarda i rischi legati al tibolone. Si è inoltre espressa a favore della rimozione dell’uso del farmaco in Europa, a seguito del suo status di farmaco non approvato negli Stati Uniti. Il gruppo di ricerca in futuro vuole concentrarsi su approcci personalizzati alla TOS, con l’obiettivo di guidare le donne verso le opzioni più sicure in base al loro profilo di salute individuale.
Fonte
Johansson T et al. Contemporary menopausal hormone therapy and risk of cardiovascular disease: Swedish nationwide register based emulated target trial. BMJ 2024;387:e078784.