È stata pubblicata sul JAMA una revisione narrativa che analizza in modo sistematico il carcinoma polmonare nei non fumatori, con l’obiettivo di delinearne l’epidemiologia, i fattori di rischio, le caratteristiche cliniche, la diagnosi e le opzioni terapeutiche. Lo studio è a cura di ricercatori del Francis Crick Institute, dell’University College London Cancer Institute e del Peter MacCallum Cancer Centre.
Il carcinoma polmonare nei non fumatori, definiti come soggetti che hanno fumato meno di 100 sigarette nella vita, rappresenta il 15-20% dei casi di tumore polmonare a livello globale, con un’incidenza maggiore nelle donne. Dal punto di vista istologico, la forma più frequente è l’adenocarcinoma, seguita da varianti squamose, adenosquamosi e, più raramente, dal carcinoma a piccole cellule. I sintomi clinici sono sovrapponibili a quelli dei fumatori: tosse persistente, dolore toracico, dispnea ed emottisi.
L’esposizione al fumo passivo, al radon, all’inquinamento atmosferico, all’amianto e a trattamenti radioterapici pregressi rappresentano i principali fattori di rischio ambientali. Il radon, ad esempio, è responsabile di circa 21.000 decessi annui negli Stati Uniti.
A livello genetico, i non fumatori presentano con maggiore frequenza alterazioni genetiche trattabili, come mutazioni del gene EGFR e del gene ALK, che influenzano direttamente la scelta terapeutica. La diagnosi del carcinoma polmonare nei non fumatori si basa su tomografia computerizzata e biopsia. Per identificare mutazioni genetiche rilevanti come EGFR e ALK, si raccomanda il sequenziamento di nuova generazione (NGS), utile per orientare terapie mirate.
Il trattamento per il carcinoma polmonare nei non fumatori dipende dallo stadio, dal profilo molecolare del tumore, da eventuali comorbilità e dalle preferenze espresse dal paziente. La resezione chirurgica è il trattamento preferito per i pazienti con carcinoma polmonare anatomicamente resecabile (stadio clinico I-III) che siano idonei all’intervento dal punto di vista medico. Nei pazienti con stadio clinico IB-IIIA e mutazioni target, le terapie a bersaglio molecolare (come gli inibitori della tirosin-chinasi) offrono una sopravvivenza mediana di 3–5 anni. Nei casi privi di alterazioni trattabili, la prognosi è simile a quella dei fumatori, con una sopravvivenza mediana di 1–2 anni. L’immunoterapia, pur essendo efficace in molti casi di tumore polmonare, mostra minore efficacia nei pazienti con mutazioni EGFR o ALK. Per i pazienti in stadio avanzato, il trattamento consiste generalmente in una combinazione di chemioterapia, immunoterapia o terapie mirate.
Tra i limiti della revisione, gli autori segnalano la difficoltà nel rilevare accuratamente lo status di fumatore nei registri oncologici, la complessità nella misurazione di alcune esposizioni ambientali e l’assenza di una valutazione della qualità metodologica degli studi inclusi.
In sintesi, il carcinoma polmonare nei non fumatori si configura come una patologia distinta, con caratteristiche biologiche e terapeutiche specifiche. Lo studio sottolinea la necessità di superare lo stigma che associa il tumore polmonare esclusivamente al fumo e promuove l’adozione di strategie di diagnosi precoce e trattamenti personalizzati basati sul profilo molecolare del paziente.
Fonte
Murphy C et al. Lung cancer in nonsmoking individuals: a review. JAMA. 2025 Oct 20. doi: 10.1001/jama.2025.17695. Epub ahead of print. PMID: 41114991.