Home / Notizie / Il lungo addio ai combustibili fossili

Il lungo addio ai combustibili fossili

In uno studio pubblicato sul British Medical Journal, i ricercatori hanno evidenziato che i combustibili fossili rappresentano il principale motore del cambiamento climatico, causando danni irreparabili alla salute umana e agli ecosistemi. Lo studio, pubblicato in coincidenza con il 28° vertice delle Nazioni Unite sul clima (COP28), rivela che il costosanitario dei combustibili fossili si estende ben oltre gli impatti legati al clima, con una stima di 8,3 milioni di decessi a livello globale nel 2019 attribuiti alle polveri sottili (PM2,5) e all’ozono (O3).

La ricerca, che utilizza un nuovo modello per quantificare le associazioni tra esposizione ed esiti sanitari, indica che l’eliminazione dei combustibili fossili potrebbe avere un impatto più sostanziale sulla mortalità di quanto si pensasse in precedenza. Lo studio in particolare ha rilevato che i combustibili fossili sono collegati al 61% di tutti i decessi legati a PM2,5 e O3, con variazioni tra le diverse regioni che vanno dal 25% all’85%.

Inoltre, la ricerca ha messo in evidenza come l’inquinamento atmosferico da combustibili fossili provochi infiammazione sistemica e stress ossidativo, portando a una serie di problemi di salute, tra cui problemi cardiovascolari e respiratori, effetti negativi sul sistema nervoso, sul metabolismo e sulla salute mentale e riproduttiva. Le popolazioni vulnerabili, come i bambini piccoli, le donne in gravidanza, gli anziani e le persone affette da malattie croniche, sono particolarmente sensibili agli effetti di questo tipo di inquinanti.

L’appello all’azione giunge proprio nel momento in cui i leader mondiali si riuniscono per la COP28, e culmina in un’editoriale pubblicato sul BMJ che esorta i Paesi ad alto reddito a farsi carico dell’impegno per un’eliminazione veloce, giusta ed equa dei combustibili fossili. Lo studio non manvca di sottolineare che, oltre ad affrontare il problema del cambiamento climatico, una transizione di questo genere comporterebbe notevoli benefici per la salute, riducendo il peso delle principali malattie e alleviando la pressione sui sistemi sanitari di tutto il mondo.

Dall’editoriale emerge che i decessi stimati rappresentano comunque solo una parte del problema, perché una migliore qualità dell’aria porterebbe a vite più sane e più lunghe, a un minor numero di ricoveri ospedalieri e a una diminuzione dell’onere complessivo sui sistemi sanitari . In quest’ottica i ricercatori invitano a considerare gli anni di vita corretti per la disabilità per valutare in modo completo l’onere sanitario associato all’inquinamento atmosferico.

Anche se la quota di energia rinnovabile nella produzione globale di elettricità è pari a circa il  28% nel 2020, i ricercatori evidenziano la necessità di tenere conto dei benefici per la salute e il clima quando si passa a tecnologie alternative, tenedo quindi conto dei potenziali effetti negativi sull’ambiente e sulla salute umana associati ai biocarburanti rinnovabili, all’energia eolica, solare e geotermica.

Fonti
Lehtomäki H, Rao S, Hänninen O. Phasing out fossil fuels would save millions of lives worldwide. BMJ 2023 Nov 29;383:p2774.
Lelieveld J et al. Air pollution deaths attributable to fossil fuels: observational and modelling study. BMJ 2023 ;383:e077784.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *