È disponibile online il nuovo numero di InFarmaco , la newsletter settimanale di aggiornamento scientifico e clinico. L’apertura di questa settimana riserva un ampio spazio alla pediatria, affrontando la tutela dei più piccoli attraverso la lente dell’approccio One Health. Le ultime evidenze scientifiche sottolineano infatti come, per far crescere i bambini in salute, sia ormai imprescindibile proteggere attivamente l’ambiente in cui vivono, riconoscendo lo stretto legame tra la salute dell’ecosistema e il benessere biologico dei pazienti più giovani.
Restando in ambito pediatrico, la newsletter fa chiarezza sulla gestione terapeutica di alcune tra le infezioni più comuni in questa fascia d’età. Viene segnalata una recente revisione sistematica che, in perfetta coerenza con quanto indicato dalle linee guida italiane, raccomanda di evitare l’uso di azitromicina nei bambini con bronchiolite, confermandone l’inefficacia clinica. Parallelamente, per il trattamento dell’infezione da Helicobacter pylori, viene ribadita l’importanza di una scelta mirata della terapia antibiotica, un percorso che deve necessariamente basarsi sulla disponibilità dei dati di sensibilità ai diversi farmaci per evitare il fallimento terapeutico.
Il focus si sposta poi sulla popolazione geriatrica per analizzare il possibile legame tra la gestione della patologia diabetica e la sicurezza motoria. I dati clinici analizzati offrono un riscontro rassicurante: nei pazienti anziani con diabete in terapia con sulfoniluree o insulina non sembra infatti aumentare il rischio di cadute e di fratture tali da comportare un ricovero in ospedale, sfatando un timore frequente nella pratica clinica quotidiana.
In chiusura, l’attenzione si sposta sull’oncologia con un approfondimento sugli effetti collaterali a carico della funzione tiroidea legati alle nuove terapie antitumorali contro il melanoma. Lo studio mette in luce importanti differenze biologiche tra i sessi: il rischio di sviluppare problemi alla tiroide correlati a questi trattamenti di ultima generazione risulterebbe infatti doppio nelle donne rispetto agli uomini, suggerendo l’opportunità di una personalizzazione del monitoraggio endocrinologico durante la terapia.