BAL Lazio

Notizie

Infarto miocardico acuto: la chiave è nella qualità del percorso di cura

Pubblicato martedì 26 Febbraio 2019

La gestione dell’infarto miocardico acuto (IMA) si basa su prove cliniche che derivano da una lunga serie di studi condotti negli ultimi trent’anni. Come risultato, l’evoluzione della pratica clinica ha ridotto sostanzialmente mortalità e morbilità associate a questa condizione.

La relazione tra aderenza alle linee guida e risultati nei pazienti con IMA è stata ampiamente studiata considerando una per una le varie fasi (emergenza, acuta, post-acuta), ma non sono noti invece studi sull’efficacia dell’intero percorso di cura.

Lo studio
Gli autori dello studio italiano appena pubblicato su PLoS One hanno ipotizzato che i pazienti affetti da IMA trattati con  cure di alta qualità lungo tutte le complesse fasi di gestione clinica ed organizzativa avrebbero avuto una prognosi migliore a lungo termine. L’obiettivo della ricerca era proprio quello di valutare l’effetto del continuum di cura sulla sopravvivenza a 1 anno dopo infarto e di analizzare il ruolo di genere, età e malattie croniche sulla relazione tra la qualità dell’assistenza e la sopravvivenza.

A questo scopo la storia clinica dei pazienti è stata ricostruita recuperando precedenti ricoveri e prescrizioni di farmaci. Per ogni persona con IMA la probabilità di sopravvivenza a 1 anno è stata calcolata come il prodotto di tre probabilità: la probabilità di raggiungere l’ospedale e le probabilità condizionate di sopravvivere a 30 giorni dall’ammissione e a 31-365 giorni dopo la dimissione.

Gli indicatori di processo
All’interno del Programma di Valutazione degli Esiti della Regione Lazio sono  calcolati un numero di “indicatori di processo di cura” relativi alla gestione e al trattamento dell’infarto miocardico acuto sulla base di una metodologia standardizzata. Gli indicatori di processo identificano punti critici ben noti nella cura dell’infarto, dall’emergenza fino alla fase post-acuta: ad esempio, la percentuale di PCI eseguiti su pazienti con IMA -STEMI, la percentuale di PCI eseguita entro 90 minuti tra tutte le procedure di riperfusione eseguite entro 12 ore, l’aderenza al trattamento farmacologico basato sull’evidenza e raccomandato dalle Linee Guida nei 30 giorni successivi alla dimissione.

La probabilità di sopravvivenza
Il rapporto di probabilità di sopravvivenza a 1 anno (PR) e gli intervalli di confidenza Bootstrap (BCI) tra chi era esposto al più alto livello di qualità dell’assistenza (tempestività <10’, ospedalizzazione in struttura ad alte prestazioni, terapia farmacologica completa) e chi era esposto al peggiore (tempestività ≥10’, ospedalizzazione in struttura a basso rendimento, terapia farmacologica subottimale) è stato calcolato per paziente con gravità media e sesso ed età variabili. Sono state valutate anche le PR per pazienti con diabete e BPCO.

La popolazione in studio e i risultati
In tutto sono stati identificati 38.517 casi incidenti di IMA su una popolazione di età compresa tra 18 e 100 anni. Per selezionarli sono stati utilizzati i sistemi informativi della Regione Lazio del periodo 2011-2014. Si trattava principalmente di uomini (61,8%) ultrasessantacinquenni (età media 73 anni). Il diabete e la BPCO sono stati trovati rispettivamente nel 29% e nel 21% della coorte. Sono stati considerati solo casi incidenti (evento indice): i pazienti con ricovero ospedaliero per IMA nei 3 anni precedenti sono stati esclusi dall’analisi.

La mortalità extraospedaliera è stata pari al 27,6%. Tra le persone arrivate in ospedale, il 42,9% ha avuto un ricovero per IMA – STEMI con l’11,1% di mortalità in fase acuta e il 5,4% in fase post-acuta. Per un paziente con gravità media, il PR era 1,19 (BCI 1,14-1,24). Il rapporto non è cambiato per genere, mentre è passato da 1,06 (BCI 1,05-1,08) per età <65 anni a 1,62 (BCI 1,45-1,80) per età >85 anni. Per i pazienti con diabete e BPCO è stato osservato anche un leggero aumento di PR.

Conclusioni
Dallo studio è emerso che la probabilità di sopravvivenza a 1 anno dopo IMA dipende in buona parte dalla qualità dell’intero continuum multicomponente di cura (MPC): i pazienti che hanno sperimentato la cura migliore, in termini di tempestività nell’emergenza, di ammissione in una struttura ad alte prestazioni e di aderenza al trattamento farmacologico, hanno avuto una sopravvivenza ad 1 anno più alta.

Negli ultimi anni gli sforzi dei sistemi di assistenza sanitaria si sono concentrati separatamente sui programmi di prevenzione primaria, sulla riduzione del ritardo nella gestione del paziente e sul miglioramento dell’aderenza alla terapia. In realtà, la cura dei pazienti con IMA è un processo continuo che dura per tutta la vita del paziente in cui le varie fasi non devono essere considerate isolatamente ma integrate, un approccio che dovrebbe essere di riferimento anche ai fini della pianificazione sanitaria.

Fonte
Ventura M et al. High quality process of care increases one-year survival after acute myocardial infarction (AMI): a cohort study in Italy. PLoS One 2019;14(2):e0212398.

Tagged

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Accedi agli articoli

Cascino TM, Somanchi S, Colvin M et al. Racial and sex inequities in the use of and outcomes after left ventricular assist device implantation among medicare beneficiaries. JAMA Netw Open 2022;5(7):e2223080.

Ma H et al. Adding salt to foods and hazard of premature mortality. Eur Heart J. 2022 Jul 10:ehac208. doi: 10.1093/eurheartj/ehac208. Epub ahead of print. PMID: 35808995.

Clarke PM et al. The comparative mortality of an elite group in the long run of history: an observational analysis of politicians from 11 countries. Eur J Epidemiol 2022:23:1-9.

Wang P et al. Associations between long-term drought and diarrhea among children under five in low- and middle-income countries. Nat Commun 2022;13(1):3661.

McDonagh MS et al. Cannabis-based products for chronic pain : a systematic review. Ann Intern Med. 2022 Jun 7. doi: 10.7326/M21-4520. Epub ahead of print. PMID: 35667066.

Global Burden of Disease 2019 Cancer Collaboration et al. Cancer Incidence, Mortality, Years of Life Lost, Years Lived With Disability, and Disability-Adjusted Life Years for 29 Cancer Groups From 2010 to 2019: A Systematic Analysis for the Global Burden of Disease Study 2019. JAMA Oncol 2022;8(3):420-444.

Dehmer SP et al. Aspirin use to prevent cardiovascular disease and colorectal cancer: a decision analysis: technical report [Internet]. Rockville (MD): Agency for Healthcare Research and Quality (US); 2015 Sep. Report No.: 15-05229-EF-1.

Ezekowitz JA et al.; SODIUM-HF Investigators. Reduction of dietary sodium to less than 100 mmol in heart failure (SODIUM-HF): an international, open-label, randomised, controlled trial. Lancet 2022:S0140-6736(22)00369-5.

Fang Z et al. The role of mendelian randomization studies in deciphering the effect of obesity on cancer. JNCI: Journal of the National Cancer Institute 2022; 114 (3); 361-71.

Wong Chung JERE et al. Time to functional recovery after laser tonsillotomy performed under local anesthesia vs conventional tonsillectomy with general anesthesia among adults: a randomized clinical trial. JAMA Netw Open 2022;5(2):e2148655. JAMA Netw Open. 2022;5(2):e2148655.

Sundbøll J. Risk of parkinson disease and secondary parkinsonism in myocardial infarction survivors. Journal of the American Heart Association 2022; doi: 10.1161/JAHA.121.022768

Ferroni E et al. Gender related differences in gastrointestinal bleeding with oral anticoagulation in atrial fibrillation. J Cardiovasc Pharmacol Ther 2022;27:10742484211054609.

Una finestra sull’open access

  • BMC Family Practice
  • BMC Medical Education
  • BMC Nursing
  • BMJ Open
  • PLOS Medicine