Da uno studio pubblicato su The Lancet Planetary Health emerge un’associazione significativa tra l’esposizione all’inquinamento atmosferico e l’incidenza di asma negli adulti. Condotto da un team internazionale di ricercatori dell’Università della British Columbia e di altre istituzioni, la ricerca ha preso in considerazione 25 studi osservazionali in diversi continenti, tra cui Nord America, Europa, Asia e Australia.
In particolare, lo studio si è concentrato su quattro inquinanti atmosferici chiave: particolato fine (PM2,5), biossido di azoto (NO2), ozono (O3) e biossido di zolfo (SO2). I risultati hanno rivelato che una maggiore esposizione al PM2,5 e al NO2 è significativamente associata a un rischio maggiore di sviluppare l’asma in età adulta. In particolare, per ogni aumento di 5 µg/m³ di PM2,5, il rischio di asma in età adulta aumentava del 7%, mentre un aumento di 10 µg/m³ di NO2 portava a un incremento dell’11%.
Non è stata invece osservata nessuna associazione coerente tra le concentrazioni più elevate di O3 o SO2 e l’incidenza di asma, probabilmente a causa della disponibilità limitata di dati e della variabilità degli studi.
“I dati emersi da questa analisi suggeriscono che l’esposizione a PM2,5 e NO2 nell’ambiente potrebbe essere un fattore di rischio critico ma prevenibile per l’asma in tutte le fasce di età, compresi gli adulti. Questo sottolinea l’importanza di norme rigorose sulla qualità dell’aria e di strategie di mitigazione dell’inquinamento per salvaguardare la salute respiratoria”, ha spiegato Emily Brigham, autrice dello studio.
I ricercatori hanno analizzato una serie di studi pubblicati tra il 1999 e il 2023, per i quali sono state usate diverse metodologie per misurare l’esposizione agli inquinanti, tra cui modelli di regressione della destinazione d’uso del territorio, monitoraggio diretto al suolo e osservazioni satellitari. All’ampiezza dei dati ha fatto da contraltare una notevole variabilità tra gli studi, comprese le differenze nelle modalità di definizione dell’asma, nelle concentrazioni regionali di inquinanti e nei tempi di esposizione. La metanalisi ha anche evidenziato significative lacune nei dati a livello regionale. Mentre le popolazioni del Nord America, dell’Europa e di alcune parti dell’Asia erano ben rappresentate, c’era al contrario scarsità di ricerche su regioni come l’Africa, l’America centrale e meridionale e l’Asia meridionale, aree in cui i livelli di inquinamento atmosferico sono spesso tra i più alti a livello globale.
L’elevata eterogeneità degli studi disponibili ha spinto quindi i ricercatori a richiedere metodologie più standardizzate per valutare l’esposizione agli inquinanti e gli esiti dell’asma. Il rapporto raccomanda l’incremento della ricerca nelle regioni sottorappresentate ed emerge anche la necessità di studi a lungo termine per valutare come l’inquinamento atmosferico durante l’infanzia possa contribuire allo sviluppo dell’asma più tardi nel corso della vita. È interessante notare che sono state rilevate anche differenze negli effetti degli inquinanti su uomini e donne. Anche se i dati non sono conclusivi, i ricercatori hanno suggerito che gli studi futuri dovrebbero incorporare analisi specifiche per sesso per scoprire potenziali variazioni di rischio.
I risultati si aggiungono al crescente numero di prove che collegano l’inquinamento atmosferico a esiti negativi per la salute respiratoria. “Affrontare il problema dell’inquinamento atmosferico non significa solo mitigare il cambiamento climatico, ma anche prevenire condizioni di salute gravi e durature come l’asma”, ha concluso Brigham.
Fonte
Lee S et al. Ambient air pollution exposure and adult asthma incidence: a systematic review and meta-analysis. The Lancet Planetary Health 2025;8(12):e1065-e1078.