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Invito alla lettura | 5 Marzo 2014

Pubblicato mercoledì 5 Marzo 2014

Corriamo il rischio di una “statinizzazione” del mondo intero? [attenzione al correttore automatico: insiste col suggerire “stalinizzazione” e, di questi tempi, non c’è da stare tranquilli…]. Torna a chiederselo il Lancet, con un Editoriale della direzione pubblicato il 22 febbraio, riprendendo un intervento di John Ioannidis uscito sul JAMA in gennaio. È una questione di grande importanza non soltanto per i conti dei sistemi sanitari di gran parte dei paesi del mondo, ma anche perché tira in ballo una domanda fondamentale: quando e in quale misura i clinici possono fidarsi delle linee-guida? La risposta del Lancet è indicativa: “In the end, it is the doctor and patient in the consulting room who must decide when lifestyle measures are not enough.”

Al di là della complessità clinica del problema (dimostrata efficacia dei farmaci ipocolesterolemizzanti vs effetti collaterali e costi della terapia), quando si discute di affidabilità di documenti di consenso e position paper di società scientifiche spesso il pensiero corre alla indipendenza di queste ultime. Dopo anni di confronto e dopo tante soluzioni proposte (dalle dichiarazioni di conflitto di interesse alla esclusione di opinion leader discussi dal panel degli esperti), il BMJ continua a interrogarsi sulla politica editoriale che dovrebbe informare le proprie scelte, arrivando ad una conclusione radicale: “Our current practice is that we accept sponsorship for a very limited range of activities” spiega il direttore, Fiona Godlee, nella Editor’s Choice del 27 febbraio, sollecitando però i lettori ad esprimere il proprio parere. Quello di un medico brasiliano non è tardato ad arrivare: “Submitting science to social and economic prejudice is as dangerous as the financial conflicts of interest one wants to avoid. BMJ seems to be acting more like a political party than as a scientific journal.” Ma, restando in tema di interessi in potenziale conflitto, basta poco per ricostruire la carriera del medico che ha scritto al BMJ: da Merck a Schering, da Bayer a Pfizer…

Un operatore sanitario più capace di valutare criticamente la letteratura scientifica può sicuramente difendersi meglio da qualsiasi tipo di insidia: ma come formare alla evidence-based medicine? Se lo sono chiesto alcuni ricercatori della McMaster University, da molti considerata con l’università di Oxford una delle “culle” della medicina basata sulle prove. Più specificamente, sono andati ad analizzare l’esito di una serie di attività formative all’Evidence-Informed Decision Making (EIDM). Ebbene, la didattica residenziale intensiva mette medici e infermieri nella condizione di prendere decisioni basandosi sulle evidenze: “An intensive educational workshop shows promise for increasing EIDM knowledge and skills. Increasing EIDM knowledge and skills may promote the capacity of health professionals to use research evidence when making practice and policy decisions and, in turn, lead to positive patient outcomes.” Solo buone notizie, dunque? Beh, non proprio. A distanza di sei mesi dall’evento didattico, il livello della preparazione cala sensibilmente: l’appropriatezza è un obiettivo che richiede allenamento e costanza di applicazione.

A questo proposito, una notizia interessante arriva da un lavoro pubblicato su PLOS Medicine che presenta una rivisitazione del metodo solitamente utilizzato per la preparazione delle revisioni sistematiche (RS): un gruppo di ricercatori australiani propone le Living systematic reviews. Di cosa si tratta? Difficile sintetizzarlo ma, in buona sostanza, si tratta di una procedura di aggiornamento critico dei contenuti delle RS utilizzando le opportunità offerte dall’informatica. Gli autori, tutti interni alla Cochrane Collaboration, presentano le loro “creature” in questo modo: “The essential difference between living systematic review and conventional SR is the publication format. Instead of a conventional static SR report or update, living systematic reviews are dynamic, persistent, online-only evidence summaries, which are updated rapidly and frequently.” L’obiettivo è dare al personale sanitario delle fonti di conoscenza utili a prendere decisioni tempestive sia nella clinica sia nell’ambito delle politiche sanitarie. Il nuovo strumento si rivelerà vincente?

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