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IVU nei bambini: antibiotici parenterali sì, ma non troppo a lungo

Pubblicato mercoledì 18 Settembre 2019

Una ricerca pubblicata su Pediatrics suggerisce che i bambini di età pari o inferiore a 60 giorni con infezione delle vie urinarie batterica (IVU) potrebbero ricevere cicli più brevi di antibiotici parenterali senza il rischio di riammissione o infezione ricorrente.

“Anche se diversi studi hanno supportato la sicurezza della terapia antibiotica parenterale a breve termine con il passaggio precoce agli antibiotici orali nei bambini piccoli con IVU non complicata, non c’erano ancora dati abbastanza forti a sostegno”, spiega l’autrice Sanyukta Desai, University of Cincinnati College of Medicine. “Di conseguenza i bambini con IVU batterica hanno spesso ricevuto cicli prolungati di antibiotici parenterali, che possono portare a lunghi ricoveri e a costi maggiori”.

I ricercatori hanno condotto uno studio di coorte prospettico multicentrico usando i dati dei pazienti raccolti da 11 ospedali pediatrici tra il 2011 e il 2016 includendo i bambini (età ≤60 giorni) con diagnosi di IVU che avevano lo stesso patogeno batterico nelle colture ematiche e urinarie. La terapia antimicrobica parenterale era considerata a breve termine in caso di durata inferiore o uguale a 7 giorni, a lungo termine se di durata superiore. In generale, i bambini avevano più probabilità di ricevere un trattamento parenterale a lungo termine se erano malati e presentavano una crescita di un batterio non Escherichia coli.

La metà dei 115 neonati trattati per IVU batterica ha ricevuto antibiotici parenterali a breve termine. I bambini che hanno ricevuto una terapia antimicrobica parenterale a breve e a lungo termine presentavano un rischio simile per IVU ricorrente dopo 30 giorni (differenza di rischio aggiustata = 3%; IC al 95%, da -5,8 a 12,7). Entrambi i gruppi hanno avuto un uso comparabile dell’assistenza sanitaria per qualsiasi motivo entro 30 giorni (differenza di rischio = 3%; IC 95%, da -14,5 a 20,6). Infine, la durata media del soggiorno in ospedale è stata significativamente più lunga nel gruppo di trattamento a lungo termine rispetto a quello a breve termine (11 giorni contro 5 giorni; differenza media aggiustata, 6 giorni; IC al 95%, 4,0-8,8).

“I nostri dati indicano che giorni 7 o meno di terapia antibiotica parenterale possono essere sicuri in questa popolazione”, continua la Desai. “I ricercatori in futuri studi retrospettivi dovrebbero cercare di stabilire la biodisponibilità e il dosaggio ottimale degli antibiotici orali nei bambini piccoli e valutando se particolari sottopopolazioni di neonati con UTI batterica possano beneficiare di cicli più lunghi di terapia antibiotica parenterale”.

La domanda che rimane ancora in sospeso è quella sulla durata ottimale dell’antibiotico parenterale, commentano Natalia V. Leva e la Hillary L. Copp (California University, San Francisco) in un editoriale collegato. “Desai e colleghi hanno utilizzato un cut-off relativamente arbitrario di 7 giorni sulla base della distribuzione del ciclo di antibiotici tra la loro popolazione di pazienti; tuttavia, questo è probabilmente più un riflesso della pratica clinica che una scelta basata sull’evidenza. Sebbene lo studio attuale non riguardi la durata totale degli antibiotici, comunque fa luce su dove dovremmo concentrare le future attività di ricerca”.

Fonte
Desai S et al. Parenteral antibiotic therapy duration in young infants with bacteremic urinary tract infections. Pediatrics 2019;144(3).

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