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La sindrome dell’ovaio policistico: di madre in figlia

Pubblicato giovedì 12 Dicembre 2019

Livelli alti di androgeni durante la gravidanza aumentano il rischio di sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) per diverse generazioni.

I ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma riferiscono nello studio pubblicato su Nature Medicine che le figlie di donne con ovaio policistico hanno una probabilità cinque volte maggiore che gli sia diagnosticata la stessa patologia da adulte, e la trasmissione generazionale è guidata da alti livelli di androgeni durante la gravidanza.

La sindrome dell’ovaio policistico colpisce oltre il dieci percento delle donne in età fertile ed è caratterizzata da alti livelli di androgeni (ormoni sessuali maschili), disturbi dell’ovulazione e difficoltà di concepimento. La sindrome è stata anche associata a problemi di salute mentale, a un aumentato rischio di diabete di tipo 2 e a obesità, tutte condizioni che tendono ad aggravare i sintomi. Sulle cause dell’ovaio policistico non è ancora stata fatta del tutto chiarezza, ma l’ambiente uterino sembra svolgere un ruolo chiave.

Nella ricerca svedese sono stati combinati insieme i dati provenienti da studi sull’uomo e sui topi per verificare come e fino a che punto la sindrome venga trasmessa alle generazioni future. Uno studio basato sui registri e uno studio cileno caso-controllo (21 figlie di donne con PCOS confrontate con 14 senza PCOS) mostrano che le figlie delle donne con PCOS hanno, come si accennava, una probabilità cinque volte maggiore di sviluppare la sindrome in età adulta; inoltre hanno livelli più alti di androgeni, cicli mestruali irregolari, obesità addominale, BMI più elevato e pressione sanguigna più alta.

Più in dettaglio, dai registri sono state identificate in totale 29.736 figlie, di cui 2275 (7,7%) nate da madri con diagnosi di PCOS. Complessivamente il 3,4% (n = 78) ha avuto una diagnosi di PCOS rispetto al solo 0,6% (n = 159) delle figlie nate da madri senza diagnosi. Le figlie nate da donne con PCOS avevano un rischio cinque volte maggiore di una diagnosi di PCOS rispetto alle figlie nate da donne senza PCOS (HR 5,39, IC 95% 3,38-8,60). Nello studio longitudinale sulle 21 figlie di donne con PCOS, 15 avevano iperandrogenismo, 12 cicli irregolari e 11 morfologia ovarica policistica, rispetto a 2, 0 e 2 tra le figlie nel gruppo di controllo. Inoltre, le figlie di donne con PCOS avevano marcatori di iperandrogenismo clinico più alti e livelli più alti anche di ormone anti-Mülleriano (AMH) che indicano un aumento della massa follicolare ovarica.

Negli studi condotti sugli animali, i topi in gravidanza sono stati nutriti con una dieta obesogena ed esposti ad alti livelli di androgeni che imitano le condizioni osservate nelle donne in gravidanza con ovaio policistico. Dopo la nascita la prole è stata nutrita con una dieta regolare e monitorata in età adulta; a quel punto sono stati esaminati i profili riproduttivi e metabolici delle femmine. Per scoprire se i sintomi simil-ovaio policistico sono trasmessi alle generazioni future, sono stati accoppiati quattro gruppi di questi topi per studiare il profilo riproduttivo e metabolico nella prole di seconda generazione. L’intero processo è stato quindi ripetuto per una terza generazione per stabilire se un fenotipo da ovaio policistico potesse essere trasmesso attraverso più generazioni.

“In questo modo siamo stati in grado di dimostrare che la combinazione di alti livelli di androgeni durante la gravidanza e una dieta obesogena consumata dalle nonne ha un effetto deleterio sullo sviluppo fetale della seconda generazione, portando a una restrizione della crescita intrauterina e ad aborto in parte dovuto al malfunzionamento della placenta, che è in linea con le precedenti osservazioni sulle donne con ovaio policistico “, riassume la professoressa Elisabet Stener-Victorin del Karolinska Institutet che ha co-condotto lo studio.

I risultati mostrano chiaramente che il principale contributo alla trasmissione generazionale dei sintomi dell’ovaio policistico è attribuibile agli androgeni.

Le analisi degli ovociti di topi hanno rivelato alterazioni nell’espressione genica che sono coinvolte nella risposta allo stress cellulare, nel diabete di tipo 2 e nella stabilità del DNA, cambiamenti che vengono trasmessi alle generazioni future. Alcuni di questi geni potrebbero anche essere identificati nel siero di figlie di donne con PCOS, fornendo, secondo i ricercatori, potenziali biomarcatori per prevedere un rischio aumentato di trasmissione della sindrome.

Fonte
Risal S et al. Prenatal androgen exposure and transgenerational susceptibility to polycystic ovary syndrome. Nat Med 2019; 25(12):1894-1904

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