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La sovradiagnosi e l’eccesso di terapie in un mondo in crisi

L’evoluzione dello scenario sanitario ha aperto la strada a notevoli progressi e scoperte. Tuttavia, lungo questo percorso di progresso, emergono nuove questioni che necessitano di attenzione critica.

La sovradiagnosi e il sovratrattamento stanno diventando un problema crescente nei sistemi sanitari moderni, con il 30% delle cure mediche che risulta avere un basso valore o che spreca risorse, e il 10% che risulta effettivamente dannoso. Questa tendenza all’espansione esponenziale del territorio medico ha portato a un aumento insostenibile dei costi sanitari, creando un onere per i pazienti, contribuendo all’esaurimento del personale sanitario e causando danni potenziali all’intero pianeta.

Questi problemi manifestano un lato oscuro della medicina moderna, dove il troppo può diventare altrettanto dannoso quanto il troppo poco.

Per affrontare questi problemi, è necessario un approccio multidirezionale.

Innanzitutto, è necessario ridurre la sovradiagnosi e reindirizzare le risorse verso interventi sanitari di alto valore. Questo può essere raggiunto attraverso il rafforzamento della medicina primaria, la revisione dei programmi di screening e la diffusione di messaggi che mettano in evidenza le problematiche legate alle cure di basso valore.

Cosa si intende oggi per cure di basso valore? Le cure di basso valore in medicina si riferiscono a interventi o procedure sanitarie i cui benefici potenziali per i pazienti non superano i potenziali danni o i costi associati. Queste cure possono includere test diagnostici, farmaci, procedure o terapie che non migliorano significativamente l’outcome o la qualità della vita del paziente.

Alcuni esempi possono essere l’uso eccessivo di antibiotici per infezioni che sarebbero risolte spontaneamente, l’esecuzione di test di imaging come raggi X o TAC quando non strettamente necessari, o l’esecuzione di interventi chirurgici con un rischio elevato e un beneficio clinico limitato.

L’identificazione e la riduzione delle cure di basso valore è un’importante area di miglioramento nella sanità moderna, poiché queste pratiche possono portare a un aumento dei costi sanitari, all’esposizione dei pazienti a rischi inutili e, in alcuni casi, a risultati peggiori. L’enfasi è posta, quindi, su un approccio più mirato e razionale all’assistenza sanitaria, basato sull’evidenza e sulla valutazione accurata del rapporto rischio-beneficio.

Un altro punto cruciale è l’educazione e la comunicazione sulla sovradiagnosi. Questo include l’inclusione della sovradiagnosi nella formazione medica, ma anche una comunicazione mirata ai legislatori, ai policymaker, ai pazienti e al pubblico in generale.

Educare i medici alla sovradiagnosi significa formare i professionisti sanitari a comprendere e gestire la problematica della sovradiagnosi in medicina. Questo include l’apprendimento e la comprensione di come, quando e perché la sovradiagnosi si verifica, le implicazioni che ha per i pazienti, il sistema sanitario e la società, e come minimizzare il rischio di sovra-diagnosi nel contesto clinico.

L’educazione alla sovradiagnosi può includere una serie di aspetti, tra cui:

  • Comprendere i limiti degli strumenti diagnostici e riconoscere che non tutti i risultati anomali richiedono un intervento.
  • Corretta interpretazione dei risultati dei test: questa competenza aiuta a distinguere i risultati che indicano realmente un problema serio da quelli che potrebbero indicare una condizione benigna o irrilevante dal punto di vista clinico.
  • Comunicazione efficace con i pazienti sui rischi e benefici dei test e dei trattamenti, permettendo loro di prendere decisioni consapevoli sulla propria salute.
  • Conoscenza delle linee guida cliniche basate sull’evidenza per offrire ai pazienti un’assistenza sanitaria ottimale.

Educare i medici alla sovradiagnosi può contribuire a migliorare la qualità delle cure, ridurre l’onere delle cure non necessarie e dei costi sanitari eccessivi e promuovere un’assistenza sanitaria centrata sul paziente.

La comunicazione della sovradiagnosi si riferisce all’atto di informare un paziente sull’esistenza di una condizione o malattia che potrebbe non causare sintomi o problemi nel futuro, indipendentemente dal suo trattamento. È un concetto che ha rilevanza soprattutto nell’ambito della medicina preventiva, dove test di screening possono rivelare “anomalie” che potrebbero non avere mai un impatto sulla salute di un individuo nel corso della sua vita.

La comunicazione di questa situazione può essere difficile, poiché coinvolge la gestione dell’equilibrio tra consapevolezza della propria salute e l’ansia o lo stress potenzialmente causato dalla conoscenza di una tale condizione. Questo dovrebbe essere fatto in modo etico e responsabile, fornendo informazioni complete, accurate e comprensibili al paziente, in modo che possa fare scelte informate riguardo alle sue opzioni terapeutiche.

Il dialogo sulla sovradiagnosi dovrebbe anche sottolineare l’incertezza inerente alcune diagnosi, discussione che può aiutare sia i medici che i pazienti a prendere decisioni terapeutiche più ponderate, mirate a fornire la migliore cura possibile, pur minimizzando i rischi associati.

Inoltre, i programmi di screening e i servizi devono essere continuamente valutati e aggiornati in funzione dei nuovi sviluppi, come la prevenzione primaria e la disponibilità di trattamenti migliori. È fondamentale identificare e smantellare servizi e interventi ridondanti, a basso valore, o dannosi.

Per l’istituzione di un sistema di assistenza sanitaria duraturo, è indispensabile trattare tutte le questioni correlate alla sovradiagnosi, come l’uso eccessivo di esami diagnostici, l’ipermedicalizzazione e l’utilizzo di trattamenti futili.

È essenziale che i responsabili delle decisioni a tutti i livelli – locale, nazionale e internazionale – identifichino e affrontino direttamente queste problematiche.

 

Raffaele Giusti
UOC Oncologia Medica
Azienda Ospedaliero Universitaria Sant’Andrea

 

Fonte
Kühlein T et al. Overdiagnosis and too much medicine in a world of crises. BMJ 2023;382:p1865.

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