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L’ADHD e il disturbo da uso di sostanze nelle comunità terapeutiche

Pubblicato mercoledì 21 Ottobre 2020

Da uno studio pubblicato su European Addiction Research emerge che la prevalenza del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) nei soggetti in comunità terapeutica residenziale per il trattamento delle dipendenze da sostanze era quasi 10 volte maggiore rispetto ai valori registrati nella popolazione generale.

Lo sfondo
L’ADHD è una comorbilità di grande rilevanza per la salute mentale di chi soffre di disturbo da abuso di sostanze. La prevalenza complessiva dell’ADHD, stimata al 3,4% nella popolazione adulta e al 7,2% per chi ha meno di 18 anni, nella popolazione dei consumatori di sostanze è stata stimata da una metanalisi al 23,1% (21% negli adulti e 25,3% negli adolescenti, anche se le stime di prevalenza possono ovviamente differire in base al tipo di sostanza utilizzata, alle sottopopolazioni o alla modalità di trattamento.

L’ADHD può contribuire allo sviluppo e alla persistenza del disturbo da uso di sostanze ed è tra l’altro visto come un fattore che complica il processo terapeutico.

Nel caso delle dipendenze da sostanze le comunità terapeutiche rappresentano il trattamento di scelta per chi ha provato diversi trattamenti in precedenza e ha un profilo di dipendenza complicato che è spesso accompagnato da altre condizioni di comorbilità che non richiedono cure mediche intensive. I residenti nelle comunità con ADHD hanno mostrato tassi più elevati di complicanze correlate al trattamento (abbandono precoce, problemi psicologici, comorbilità psichiatrica, psicofarmacoterapia e deficit comportamentali e cognitivi) ma il numero di studi condotti in quel setting è limitato e le prove sono scarse, tanto da spingere Miovský e colleghi a concepire una ricerca sulla relazione tra ADHD, gravità delle SUD e altre comorbidità nei TC residenziali.

Lo studio
Lo studio di coorte è stato condotto in 5 comunità terapeutiche residenziali (180 soggetti, 76,7% maschi, 53,9% 25-34 anni, 79,2% con diagnosi di disturbo da uso di metanfetamina) e ha valutato i sintomi dell’ADHD, l’uso di sostanze, i problemi di salute mentale e i sintomi psichiatrici.

I risultati
L’ADHD è stato riscontrato nel 51% dei pazienti che mostravano punteggi significativamente più alti per il loro punteggio composito di stato psichiatrico (ASI-PSY) ( F =9,08, p <0,001; t =5,05, p <0,001), il totale dei sintomi psichiatrici positivi (SCL-PST) ( F =3,36, p <0,05; t =3,15, p <0,01) e l’indice di gravità globale (SCL-GSI) ( F =3,27, p <0,05; t =3,18, p <0,01). ASI-PSY e SCL erano significativamente correlati con i sintomi del disturbo da deficit di attenzione (0,30-0,42, p <0,001) e i sintomi del disturbo da iperattività (iindice di correlazione di Pearson 0,24-0,30, p <0,01). Anche quando è stata presa in considerazione la gravità dell’uso di sostanze, l’ADHD si è stato confermato un predittore significativo di ASI-PSY (B =0,14, p <0,001 per disturbo combinato; B =0,20, p <0,001 per disturbo dell’attenzione) e parzialmente di SCL-PST (B =8,12, p <0,05 per il disturbo dell’attenzione).

Il richiamo
Dallo studio arriva un richiamo abbastanza esplicito a prestare un’attenzione specifica alle corrette procedure diagnostiche dell’ADHD e la diagnosi di ADHD dovrebbe riflettersi poi negli interventi di trattamento, senza tralasciare altri problemi psichiatrici che sembrano essere frequenti nei pazienti delle comunità terapeutiche.

Fonte
Miovský M et al. Attention Deficit Hyperactivity Disorder among clients diagnosed with a substance use disorder in the therapeutic communities: prevalence and psychiatric comorbidity. Eur Addict Res 2020. doi: 10.1159/000508571

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Miovský M et al. Attention Deficit Hyperactivity Disorder among clients diagnosed with a substance use disorder in the therapeutic communities: prevalence and psychiatric comorbidity. Eur Addict Res 2020. doi: 10.1159/000508571

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