Uno studio finanziato dal National Institutes of Health (NIH) ha rivelato una relazione significativa tra le infezioni gravi e l’aumento del rischio di insufficienza cardiaca. Secondo la ricerca, gli adulti ricoverati per infezioni gravi, come quelle respiratorie o sepsi, avevano una probabilità più che doppia di sviluppare un’insufficienza cardiaca negli anni successivi alla malattia. I risultati, pubblicati sul Journal of the American Heart Association, evidenziano la necessità di misure rigorose di prevenzione delle infezioni e di cure personalizzate per i soggetti a rischio di malattie cardiovascolari.
Sean Coady, vice capo della divisione di scienze cardiovascolari presso il National Heart, Lung, and Blood Institute dei NIH, ha descritto i dati come risultati “da tenere d’occhio”, sottolineando che, mentre studi precedenti hanno collegato le infezioni agli infarti, questa ricerca si concentra specificamente sull’insufficienza cardiaca, un’area che è stata meno esplorata ma che riguarda quasi sei milioni di americani.
La ricerca è parte dell’Atherosclerosis Risk in Communities (ARIC) Study, finanziato dall’NHLBI, e si è occupata di 14.468 adulti di età compresa tra i 45 e i 64 anni per un massimo di 31 anni, dal 1987 al 2018. Nessuno dei partecipanti soffriva di insufficienza cardiaca all’inizio dello studio. I ricercatori hanno scoperto che i soggetti ricoverati in ospedale a causa di un’infezione presentavano un rischio 2,35 volte maggiore di sviluppare un’insufficienza cardiaca entro una media di 7 anni dal ricovero, rispetto a coloro che non erano stati colpiti da infezioni gravi. Questa correlazione è rimasta costante tra i diversi tipi di infezioni, incluse quelle respiratorie, del tratto urinario e quelle contratte in ospedale.
Lo studio ha esaminato principalmente due forme di insufficienza cardiaca: l’insufficienza cardiaca con frazione di eiezione conservata (HFpEF), in cui il lato sinistro del cuore è troppo rigido per rilassarsi correttamente, e l’insufficienza cardiaca con frazione di eiezione ridotta (HFrEF), in cui il ventricolo sinistro è troppo debole per pompare una quantità sufficiente di sangue. In particolare, l’HFpEF, il tipo più comune tra gli anziani e con opzioni di trattamento limitate, è stato associato a un rischio quasi triplicato di ricoveri per infezioni. Quasi la metà dei partecipanti ha subito un’ospedalizzazione, mettendo in evidenza il profondo impatto che le infezioni gravi possono avere sulla salute del cuore a lungo termine.
Anche se lo studio stabilisce una forte associazione piuttosto che un nesso causale diretto, Ryan Demmer, professore di epidemiologia presso la Mayo Clinic e autore dello studio, suggersce alle persone, in particolare a quelle ad alto rischio di malattie cardiovascolari, di adottare misure proattive contro le infezioni. Ciò include l’aggiornamento delle vaccinazioni e il mantenimento di buone pratiche igieniche. Inoltre, i soggetti con una storia di infezioni gravi dovrebbero consultare il medico curante per assicurarsi di ricevere un’assistenza cardiovascolare ottimale.
Fonte
Molinsky RL et al. Infection-related hospitalization and incident heart failure: The Atherosclerosis Risk in Communities Study. J Am Heart Assoc 2025;14(3):e033877.