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L’impatto del long covid

In uno studio sulla rivista Clinical Infectious Diseases, un team di ricercatori ha esaminato i fattori di rischio, la prevalenza e l’impatto del long covid in un campione rappresentativo di adulti negli Stati Uniti stimando che ne soffrano quasi 19 milioni di individui.

Il long covid include sintomi persistenti o ricorrenti come febbre, mal di testa, disturbi cognitivi, problemi cardiovascolari, affaticamento in grado di debilitare, dispnea e altri sintomi che interessano vari sistemi e organi. I Centers for Disease Control And Prevention stimano che il numero di casi di long covid arrivino a uno su cinque casi di malattia covid-19.

La prevalenza di long covid è più alta tra le donne e gli individui con più comorbilità o condizioni croniche. Insomma, i dati ci sono, mancano ancora una comprensione completa dei fattori di rischio, dell’impatto sulla qualità della vita e dell’efficacia dei vaccini e delle dosi di richiamo nella protezione contro il long covid.

Lo studio su 3.042 adulti ha esaminato la prevalenza di sintomi di long covid come affaticamento, difficoltà di concentrazione e dispnea durati più di quattro settimane dopo il recupero da covid-19.

L’impatto sulla vita quotidiana è stato calcolato sulla base delle risposte a un questionario autosomministrato su quanto i sintomi del long covid influenzano la capacità del partecipante di svolgere attività di tutti i giorni rispetto alla situazione precedente. Tra i potenziali predittori di long covid sono stati considerati la presenza di comorbilità o condizioni di salute come il cancro, la broncopneumopatia cronica ostruttiva, l’obesità, il diabete, le malattie cardiovascolari, l’immunodeficienza, le malattie del fegato, l’ipertensione o un recente trapianto di organi.

Il 7,3% dei partecipanti ha riferito di avere sintomi long covid (in proporzione quasi 19 milioni di adulti statunitensi). Coerentemente con gli studi precedenti la prevalenza era più alta tra le donne e gli individui con comorbilità. Stessa situazione per le persone non vaccinate e i vaccinati che non avevano ricevuto dosi di richiamo. Al contrario avevano una prevalenza inferiore gli adulti di età superiore ai 65 anni e gli afroamericani, gli ispanici e gli asiatici rispetto ai bianchi non ispanici.

Tra i partecipanti che hanno riportato sintomi di long covid il 44% ha avuto infezioni da SARS-CoV-2 nei 6 mesi precedenti, il 27% da 6 a 12 mesi prima mentre il 29% ha riferito di avere avuto un’infezione da SARS-CoV-2 oltre un anno prima. E se tutti i partecipanti con long covid hanno riportato una ridotta capacità di svolgere le attività quotidiane, quelli con infezioni più recenti da SARS-CoV-2 hanno avuto l’impatto maggiore.

Uno dei dati che hanno destato più sorpresa è la prevalenza decisamente inferiore di long covid tra la popolazione anziana. Gli autori ritengono che potrebbe essere dovuto alla maggiore diffusione dei vaccini tra gli over 65 unito alle misure di mitigazione della malattia come l’uso d mascherine e il distanziamento sociale.

Fonte
Robertson MM et al. The epidemiology of long COVID in US adults. Clin Infect Dis 2022;ciac961.

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