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Long covid: un nuovo studio

Pubblicato lunedì 25 Aprile 2022

Circa il 30% dei pazienti covid-19 ha sviluppato la condizione nota come long covid, a questa stima sono arrivati i ricercatori dell’UCLA in uno studio pubblicato sul Journal of General Internal Medicine.

I ricercatori dell’UCLA hanno preso in esame 1038 persone iscritte al programma ambulatoriale covid dell’UCLA tra aprile 2020 e febbraio 2021: 309 hanno sviluppato il long covid.

Si parlava di diagnosi di long covid se un paziente nel questionario riportava sintomi persistenti 60-90 giorni dopo essere stato infettato o ricoverato in ospedale. I sintomi di questo tipo più frequenti erano affaticamento (31%) e difficoltà di rspirazione (15%). Tra i pazienti ambulatoriali il 16% ha riferito di aver perso l’olfatto.

L’aspetto più rilevante è che i risultati dello studio differiscono dalle ricerche precedenti. La California-Davis University, ad esempio, ha stimato che il 10% dei pazienti covid-19 sviluppa sintomi a lungo distanza. Da uno studio del 2021 della Penn State University è emerso al contrario che più della metà dei pazienti covid-19 in tutto il mondo svilupperebbe long-covid.

In parte le differenze possono essere attribuite al fatto che non esiste una definizione ufficiale e ampiamente accettata di long covid. Per il CDC long covid significa che i pazienti sperimentano “problemi di salute nuovi, di ritorno o in corso 4 o più settimane dopo un’infezione iniziale”. Lo studio dell’UCLA ha invece incluso pazienti che presentavano ancora sintomi da 60 a 90 giorni dopo l’infezione.

Il team dell’UCLA si è anche occupato dei dati demografici e delle caratteristiche cliniche dei pazienti nell’ottica di possibili trattamenti efficaci.

Le persone con una storia di ospedalizzazione, diabete e indice di massa corporea più elevato avevano maggiori probabilità di sviluppare il long covid. Anche il tipo di assicurazione che avevano i pazienti sembrava rappresentare un fattore determinante, anche se i ricercatori non hanno offerto una spiegazione plausibile per questa associazione. “Sorprendentemente i pazienti con assicurazione privata avevano il doppio delle probabilità di sviluppare il long covid rispetto ai pazienti con Medicaid”.

L’età avanzata e lo stato socioeconomico non erano invece associati al long covid, una sorpresa perché queste caratteristiche sono spesso collegate alla malattia grave e a un rischio più elevato di morte per covid-19, hanno spiegato gli autori.

I limiti dello studio sono ovviamente insiti nella soggettività con cui i pazienti hanno valutato i loro sintomi e il numero limitato di sintomi valutati, e aggiungono “la ricerca illustra la necessità di seguire diverse popolazioni di pazienti… per comprendere la lunga traiettoria del covid e valutare come fattori individuali come comorbilità preesistenti, fattori sociodemografici, stato vaccinale e tipo di variante del virus influenzino il tipo e la persistenza dei sintomi del long covid”.

Fonte
Yoo SM et al. Factors associated with post-acute sequelae of SARS-CoV-2 (PASC) after diagnosis of symptomatic COVID-19 in the inpatient and outpatient setting in a diverse cohort. J Gen Intern Med 2022:1-8.

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