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Malattie cardiovascolari e differenze di genere: nuove conferme

Pubblicato martedì 26 Maggio 2020

Uno studio di grandi dimensioni (oltre 160.000 persone in 21 paesi) ha rivelato che le donne sono meno soggette alle malattie cardiovascolari e hanno meno probabilità di morirne rispetto agli uomini. L’altro dato rilevante è che il risultato era indipendente dal paese di residenza e dallo status socioeconomico

Lo studio
Lo studio, condotto da Population Health Research Institute (PHRI) della McMaster University ed Hamilton Health Sciences, pubblicato su Lancet, ha utilizzato le informazioni provenienti dallo studio multicentrico Prospective Urban Rural Epidemiological (PURE) che ha seguito i partecipanti in media 10 anni e rappresenta il primo studio su scala globale a documentare i fattori di rischio, l’uso dei trattamenti, l’incidenza di infarti e ictus e la mortalità nelle comunità invece che nei soli pazienti ospedalieri.

Del campione composto da persone di età compresa tra 35 e 70 anni (età media delle donne 50,8, degli uomini 51,7) provenienti da comunità urbane e rurali di 27 paesi sono state registrate informazioni sulle caratteristiche sociodemografiche dei partecipanti, i fattori di rischio, l’uso di farmaci, le indagini cardiache e gli interventi. Alla fine sono stati 168.490 i partecipanti arruolati nelle prime due delle tre fasi dello studio PURE e seguiti in modo prospettico per eventi cardiovascolari e morte per una mediana di 9,5 anni.

I risultati di PURE
Utilizzando due diversi punteggi di rischio (INTERHEART e Framingham), le donne avevano un carico inferiore di fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Le strategie di prevenzione primaria, come l’adozione di diversi comportamenti salutari e l’uso di medicinali comprovati, erano più frequenti nelle donne rispetto agli uomini.

L’incidenza di malattie cardiovascolari era di 4,1 (IC 95% 4,0-4,2) per le donne rispetto al 6,4 (6,2-6,6) degli uomini per 1000 persone/anno con un tasso di rischio aggiustato 0,75 (IC 95% 0,72-0,79); stessa situazione per la morte per qualsiasi causa 4,5 [IC 95% 4,4-4,7) per donne contro il 7,4 (7,2-7,7] per uomini per 1000 persone/anno, con tasso di rischio aggiustato 0,62 (IC 95% 0,60-0,65).

Al contrario, i trattamenti di prevenzione secondaria, le indagini cardiache e la rivascolarizzazione coronarica erano meno frequenti nelle donne rispetto agli uomini con malattia coronarica in tutti i gruppi di paesi. Ciononostante, le donne avevano un minor rischio di eventi cardiovascolari ricorrenti, 20,0 (IC 95% 18,2-21,7) rispetto al 27,7 (IC 95% 25,6-29,8) degli uomini per 1000 persone/anno in uomini, tasso aggiustato 0,73 (IC 95% 0,64-0,83). Inoltre le donne avevano una mortalità a 30 giorni inferiore dopo un nuovo evento di malattia cardiovascolare rispetto agli uomini (22% nelle donne contro il 28% negli uomini; p <0,0001).

Discussione
Dallo studio è emerso abbastanza chiaramente che mentre le strategie di prevenzione primaria (farmaci, controllo dell’ipertensione e interruzione del fumo) venivano utilizzate più spesso dalle donne, le terapie invasive come l’intervento coronarico percutaneo e la chirurgia di bypass dell’arteria coronaria erano riservate soprattutto agli uomini.

Tuttavia, nel complesso, la mortalità, un nuovo infarto o un nuovo ictus nelle donne erano inferiori rispetto agli uomini, il che suggerisce che potrebbero esserci anche altri fattori oltre a un bias terapeutico nei confronti delle donne che contribuiscono alle differenze di trattamento.

Annika Rosengren, professore all’Università di Göteborg in Svezia e coautrice dello studio, sostiene che i tassi più bassi dei trattamenti cardiaci invasivi per le donne con malattia cardiovascolare potrebbero essere in parte spiegati dal fatto che meno donne rispetto agli uomini hanno il tipo di aterosclerosi estesa che richiede quegli interventi medici: “Anche altri studi hanno riportato che le differenze di genere nelle procedure cardiache invasive non si osservano quando si considera l’estensione e la gravità della malattia coronarica. Ciò suggerisce che i tassi più bassi di interventi coronarici nelle donne sono appropriati in quanto hanno una malattia meno estesa”.

Le analisi dello studio PURE hanno reso evidente anche un problema non collegato alle differenze di genere rispetto alle malattie cardiovascolari ma non meno importante. Dai dati sono emerse grandi differenze di trattamento tra i paesi più poveri e quelli più ricchi.

“Le differenze nei risultati sia nelle donne che negli uomini nei paesi a basso reddito, in cui circa il 40% muore entro 30 giorni dall’infarto o dall’ictus rispetto al meno del 10% dei paesi ad alto reddito, sono motivo di notevole preoccupazione e meritano quindi un supplemento di attenzione “, ha sintetizzato Salim Yusuf, professore della McMaster University e autore dello studio PURE.

Fonte
Marjan Walli-Attaei et al. Variations between women and men in risk factors, treatments, cardiovascular disease incidence, and death in 27 high-income, middle-income, and low-income countries (PURE): a prospective cohort study. Lancet 2020; S0140-6736(20)30543-2. doi: 10.1016/S0140-6736(20)30543-2. Online ahead of print.

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