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Notizie dall’India: dai superdiffusori agli effetti del lockdown

Pubblicato martedì 6 Ottobre 2020

Uno studio indiano su oltre mezzo milione di persone esposte al SARS-CoV-2 suggerisce che la continua diffusione del virus è guidata soltanto da una piccola percentuale di quelli che vengono infettati.

Un’altra scoperta decisiva della ricerca pubblicata su Science è che bambini e giovani adulti sono potenzialmente molto più importanti, specialmente all’interno delle famiglie, dal punto di vista della trasmissione del virus rispetto a quanto segnalato dagli studi precedenti.

I ricercatori del Princeton Environmental Institute (PEI), della Johns Hopkins University e della University of California – Berkeley hanno lavorato con i funzionari di sanità pubblica negli Stati del Tamil Nadu (68 milioni di abitanti) e dell’Andhra Pradesh (50 milioni di abitanti) nell’India sudorientale per monitorare i percorsi di infezione di 575.071 individui che sono stati esposti a 84.965 casi confermati di SARS-CoV-2.

Si tratta del più grande studio di tracciamento dei contatti condotto finora nel mondo per qualsiasi malattia, una ricerca facilitata dal fatto che si è svolta nei due Stati indiani col maggior numero di operatori sanitari e con la maggior spesa pro capite in salute pubblica, noti per i loro efficaci modelli di fornitura di assistenza sanitaria primaria. Entrambi gli Stati, tra l’altro, hanno avviato precocemente una rigorosa sorveglianza dell’andamento dell’epidemia con annesso tracciamento dei contatti.

Le procedure includevano: la sorveglianza dei sintomi e il test SARS-CoV-2 per tutti gli individui in cerca di assistenza per malattie respiratorie acute o malattie simil-influenzali presso le strutture sanitarie; la delimitazione di “zone di contenimento”  di 5 km intorno ai casi accertati con la sorveglianza quotidiana casa per casa per identificare le persone con sintomi; il follow-up giornaliero di tutti i contatti di casi covid-19 confermati in laboratorio o sospetti, con l’obiettivo di testare questi individui 5-14 giorni dopo il loro contatto con un caso primario (indipendentemente dai sintomi) per identificare la trasmissione successiva.

I superdiffusori
Oltre alla scoperta che la possibilità che una persona affetta da coronavirus, indipendentemente dalla sua età, riuscisse a trasmetterlo a un contatto ravvicinato variava dal 2,6% nella comunità al 9% nella famiglia.

Dalla ricerca è emerso che il 71% delle persone infette non ha contagiato nessuno dei propri contatti, mentre soltanto l’8% delle persone infette è stato responsabile del 60% delle nuove infezioni. Di fatto è la più evidente dimostrazione empirica dell’esistenza dei superdiffusori. “Gli eventi di superdiffusione sono la regola piuttosto che l’eccezione quando si guarda al COVID-19, sia in India che probabilmente in tutti i luoghi colpiti”, commenta Ramanan Laxminarayan, il ricercatore a capo dello studio (Princeton Environmental Institute).

Il dato più rilevante emerso dallo studio è che i bambini e i giovani adulti – che insieme costituivano circa un terzo dei casi covid nel paese – erano particolarmente importanti per la trasmissione del virus in popolazioni in un contesto di risorse limitate.

I bambini sono trasmettitori molto efficienti in questo ambiente, un fatto non ancora stabilito con questo grado di certezza negli studi precedenti”, ha commentato Laxminarayan. “Abbiamo scoperto che i casi segnalati e i decessi si sono concentrati nelle coorti più giovani più di quanto ci aspettassimo sulla base delle osservazioni nei paesi a reddito più elevato”.

Bambini e giovani adulti avevano poi molte più probabilità di contrarre il coronavirus dai loro coetanei. In generale, i contatti con i coetanei in tutte le fasce d’età hanno notevolmente aumentato la possibilità di infezione, con un grado di probabilità di contrarre il coronavirus che va dal 4,7% nel caso dei contatti a basso rischio al 10,7% nel caso di quelli ad alto rischio.

Mortalità
I ricercatori hanno scoperto che i decessi correlati al coronavirus in India si sono verificati in media 6 giorni dopo il ricovero in ospedale rispetto a una media di 13 giorni negli Stati Uniti. Si sono concentrati tra le persone di età compresa tra 50 e 64 anni, quindi una popolazione leggermente più giovane rispetto a quella a rischio in Occidente.

Gli uomini avevano il 62% di probabilità in più di morire rispetto alle donne. Il 63% dei morti aveva almeno una comorbilità. Il 36% aveva due o più comorbilità. In particolare, Il 45% era diabetico.

Infine il rapporto tra casi e morti è diminuito nel corso dell’epidemia (come è accaduto anche nei paesi occidentali). A d esempio, quelli risultati positivi a maggio e giugno avevano il 13% in meno di probabilità di morire rispetto a quelli testati a marzo e aprile.

Effetto del blocco
Ma oltre ai dati sulla mortalità i ricercatori hanno ottenuto la prima prova su larga scala che il lockdown a livello nazionale in India ha portato a riduzioni sostanziali nella trasmissione del coronavirus.

I risultati nel loro complesso forniscono uno spaccato molto approfondito della diffusione e della mortalità del covid-19 in un paese l’India con oltre 100.000 morti per covid-19, un numero di abitanti enorme e risorse limitate.

Fonte
Laxminarayan R et al. Epidemiology and transmission dynamics of COVID-19 in two Indian states. Science 2020. doi.org/10.1126/science.abd7672.

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One thought on “Notizie dall’India: dai superdiffusori agli effetti del lockdown”

  1. dario ha detto:

    non si prende in considerazione il gruppo sanguigno, se hanno effettuato test sulla saliva, le terapie eseguite

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