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Paese che vai, PSA che trovi

In uno studio pubblicato su Nature Medicine i ricercatori hanno condotto un’analisi dell’intero genoma dei livelli di antigene prostatico specifico (PSA) di uomini senza cancro alla prostata per capire la variazione di quei livelli non correlata al cancro, migliorando in questo modo il processo decisionale durante la diagnosi di tumore prostatico.

Il gene della callicreina 3 (KLK3) produce l’enzima PSA nella ghiandola prostatica che è responsabile del rilascio di spermatozoi mobili. La rottura del tessuto epiteliale della prostata, come accade in caso di tumore, aumenta i livelli circolatori di PSA.

Ma anche altri fattori, come un’infiammazione o un’infezione della prostata, l’età e l’iperplasia prostatica benigna, possono aumentare i livelli di PSA in circolo. D’altra parte, se è vero che bassi livelli di PSA sono generalmente associati al sovrappeso o all’obesità, non possono escludere la possibilità di cancro alla prostata. Mentre i test regolari dei livelli di PSA aiutano a ridurre la mortalità complessiva dovuta al tumore della prostata, la variazione dei livelli di PSA intraindividuale si traduce in sovradiagnosi nel 20-60% dei casi.

Poiché l’ereditarietà del PSA è elevata, capire la variazione genetica è essenziale per utilizzare con precisione i livelli di PSA come marker tumorale.

Nello studio, i ricercatori hanno utilizzato i dati di cinque studi precedenti che includevano uomini senza diagnosi di cancro alla prostata per condurre un’analisi dell’intero genoma dei livelli di PSA. I risultati delle analisi sono stati quindi meta-analizzati tra diverse ascendenze e popolazioni. L’esame ha riguardato soltanto un intervallo di livelli di PSA superiore a 0,01 ng per ml e inferiore o uguale a 10 ng per ml, valori corrispondenti rispettivamente alla prostata che funziona e al carcinoma prostatico a basso rischio, con l’obiettivo di ridurre la potenziale causalità inversa.

Le metanalisi multidiscendenza includevano 95.768 partecipanti di origini europee, africane, dell’Asia orientale e latine o ispaniche. Dai risultati stratificati in base all’ascendenza è stato creato un punteggio poligenico genome-wide (PGA) per il PSA e sulla base di quest’ultimo è stata valutata l’efficacia dei livelli di PSA regolati geneticamente (PSA G) nel rilevare il tumore alla prostata nelle varie coorti di popolazione.

Il PGA e le 128 associazioni significative dell’analisi dell’intero genoma hanno spiegato il 9,61% della variazione dei livelli di PSA. Inoltre, l’uso del PSA G ha una riduzione del 31% delle biopsie negative tra gli uomini di origine europea e del 12% la necessità di biopsie nei pazienti con tumore alla prostata. In generale, i livelli geneticamente aggiustati di PSA erano più efficaci nel predire i tumori alla prostata aggressivi rispetto ai livelli di PSA non aggiustati.

Nel complesso quindi i risultati hanno indicato che l’utilizzo di livelli di PSA geneticamente regolati ha portato a una previsione più accurata del cancro alla prostata aggressivo rispetto ai livelli di PSA non aggiustati, e in futuro i punteggi poligenici per il PSA potranno essere utilizzati per uno screening più personalizzato per i tumori alla prostata attraverso diverse ascendenze.

Fonte
Kachuri L et al . Genetically adjusted PSA levels for prostate cancer screening. Nat Med 2023 Jun 1. doi: 10.1038/s41591-023-02277-9. Epub ahead of print. PMID: 37264206.

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