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Percorsi clinici e riduzione delle complicanze e della degenza ospedaliera

Un aggiornamento di un’importante revisione sistematica Cochrane ha fornito nuove informazioni sull’uso dei percorsi clinici (CPW) nei moderni contesti sanitari. La revisione, condotta da un team internazionale, ha valutato 58 studi che hanno coinvolto 24.841 pazienti e 2027 operatori sanitari per determinare se i CPW, piani di cura strutturati e multidisciplinari, migliorano i risultati dei pazienti, riducono la durata delle degenze ospedaliere e i costi e aumentano l’aderenza alle pratiche cliniche raccomandate.

La revisione ha confermato che i percorsi clinici autonomi riducono probabilmente le complicanze ospedaliere e abbreviano le degenze ospedaliere, sulla base di prove di moderata certezza. Tuttavia, le prove del loro impatto sulla mortalità, sulle riammissioni e sui costi sanitari rimangono poco chiare a causa di incongruenze e limiti dello studio.

“Queste prove aggiornate rafforzano la tesi a favore dell’uso dei CPW per migliorare l’efficienza e la sicurezza all’interno degli ospedali”, hanno concluso gli autori. “Tuttavia sono necessarie ulteriori ricerche per valutare il loro impatto clinico ed economico più ampio”.

In particolare, l’analisi ha rilevato che i CPW autonomi (quelli non combinati con altri interventi) riducono probabilmente il rischio di complicanze ospedaliere, con tassi che scendono dal 17% al 10%. Questi percorsi probabilmente riducono anche la durata della degenza ospedaliera di poco più di un giorno in media. Nonostante questi risultati promettenti, la revisione non ha trovato prove chiare che i CPW autonomi riducano la mortalità, sia durante il ricovero ospedaliero che nei sei mesi successivi alla dimissione. Anche il loro impatto sui tassi di riammissione ospedaliera è stato considerato incerto.

Diversi studi hanno suggerito un risparmio sui costi, ma i risultati erano incoerenti e le prove sono state valutate come molto poco certe.

I CPW possono anche migliorare leggermente l’aderenza alle pratiche cliniche raccomandate, come la somministrazione tempestiva dei farmaci o l’aderenza ai protocolli terapeutici, anche se l’effetto era modesto e basato su dati limitati.

Quando i CPW sono stati implementati come parte di interventi multifattoriali più ampi (che potevano includere la formazione del personale, strumenti digitali o altre misure di miglioramento della qualità), le prove erano ancora meno chiare. La revisione non ha riscontrato alcun beneficio coerente nella riduzione della mortalità, delle complicanze, delle riammissioni o dei costi rispetto alle cure usuali.

La revisione ha incluso studi provenienti da diversi contesti sanitari in tutto il mondo. Gli Stati Uniti hanno contribuito con il maggior numero di studi (36%), seguiti da Australia e Cina (10% ciascuno). I CPW sono stati studiati perlopiù nei reparti di terapia intensiva generale (53%) e sono stati spesso applicati a condizioni come asma, ictus, ventilazione meccanica e infarto miocardico.

Anche se la revisione aggiornata conferma il valore dei CPW nella riduzione delle complicanze ospedaliere e della durata della degenza, sottolinea comunque la necessità di studi più rigorosi e su larga scala per valutarne l’impatto sui risultati sanitari ed economici più ampi.

La raccomandazione ai responsabili sanitari che stanno valutando l’adozione o l’espansione dei CPW di implementarli con un’attenta pianificazione e monitoraggio e di rimanere cauti nell’aspettarsi miglioramenti nella mortalità o nelle riammissioni senza ulteriori prove. Mentre i sistemi sanitari di tutto il mondo continuano a cercare strategie per migliorare la qualità e l’efficienza, questa revisione aggiunge importanti sfumature al crescente corpus di prove sui percorsi clinici, dimostrando che, anche se offrono vantaggi reali, non sono una panacea.

Fonte
Rotter T et al. Clinical pathways for secondary care and the effects on professional practice, patient outcomes, length of stay and hospital costs. Cochrane Database Syst Rev. 2025 May 14;5(5):CD006632.

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