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Più oppioidi non significa meno dolore cronico

Pubblicato lunedì 1 Giugno 2020

Aumentare le dosi di oppioidi non sembra favorire i pazienti con dolore cronico. A queste conclusioni è giunto uno studio di coorte retrospettivo pubblicato sulla rivista Pain.

Trovarsi di fronte alla scelta se aumentare le dosi di oppioidi per ottenere un’analgesia più adeguata è una situazione molto comune tra chi prescrive questo tipo di farmaci, per lo sviluppo di tolleranza o perché il dolore non è controllato a sufficienza. L’aumento della dose di oppioidi può provocare anche effetti avversi come costipazione, vertigini, iperalgesia indotta e aumento del rischio di sviluppare disturbi da uso di sostanze. Questi effetti collaterali associati allo sviluppo di tolleranza rappresentano spesso una sfida per i medici che prescrivono.

Lo scopo dello studio è di approfondire l’influenza dell’incremento della dose di oppioidi sui punteggi del dolore NRS registrati nella cartella clinica elettronica in pazienti in terapia per dolore cronico.

Nello studio retrospettivo di coorte sono stati identificati i veterani con dolore cronico e in terapia cronica con oppioidi tra il 2008 e il 2015. Le loro condizioni includevano artrite, mal di schiena, dolore al collo, nevralgia e mal di testa/emicrania. Quelli a cui è stata aumentata la dose di oppioidi (>20% della dose giornaliera media equivalente di un milligrammo di morfina) sono stati confrontati con quelli che hanno mantenuto la stessa dose (± 20% della dose giornaliera media equivalente a un milligrammo di morfina) su due finestre consecutive di 6 mesi. L’intensità del dolore è stata misurata su una scala di valutazione numerica.

In particolare, nel campione 32.420 soggetti hanno mantenuto la dose, mentre 20.767 l’hanno vista aumentare, 19.358 (93%) sono state le coppie abbinate. I punteggi del dolore erano costantemente più elevati tra chi aveva aumentato la dose ad ogni periodo di 90 giorni dopo la data indice (dopo i primi 90 giorni: soggetti con incremento di dose 4,68, IC 95% 4,64-4,72; soggetti con dose mantenuta: 4,32, IC 95% 4,28-4,36, p<0,0001; 91-180 giorni dopo: soggetti con incremento di dose 4,53, IC 95% 4,49-4,57; soggetti con dose mantenuta: 4,25, IC 95% 4,22-4,29, p<0,0001) ma non erano diversi nei 90 giorni precedenti la data indice (soggetti con incremento di dose: 4,64, IC 95% 4,61-4,68; soggetti con dose mantenuta: 4,59, IC 95% 4,55-4,63, p=0,0551). Le analisi di sensibilità hanno fornito risultati simili rispetto a quelle primarie.

L’aumento della dose di oppioidi nei pazienti con dolore cronico non è risultato quindi associato a miglioramenti nei punteggi del dolore su una scala di valutazione numerica. “I clinici dovrebbero prestare estrema attenzione quando intraprendono un percorso di aumento delle dosi di oppioidi per gestire il dolore non canceroso”, commentano gli autori, “Non si vede il vantaggio, ma si vede il rischio. Il nostro messaggio generale è che, quando si sta pensando di aumentare la dose, bisogna anche rendersi conto del rischio che comporta”.

Fonte
Hayes CJ et al. Impact of opioid dose escalation on pain intensity: a retrospective cohort study. Pain 2020 May;161(5):979-988. doi: 10.1097/j.pain.0000000000001784.

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