Uno studio pubblicato su JAMA Network Open ha esaminato l’efficacia degli interventi per ridurre la prescrizione potenzialmente inappropriata di farmaci negli anziani che ricevono cure primarie. La ricerca, una revisione sistematica e metanalisi completa di 118 studi clinici randomizzati che hanno coinvolto oltre 417.000 pazienti di età pari o superiore a 65 anni, ha rivelato un aspetto cruciale della gestione dei farmaci in questa fascia demografica vulnerabile.
La prescrizione potenzialmente inappropriata (PIP) si riferisce a farmaci i cui rischi possono superare i benefici o che sono prescritti senza un’indicazione clinica chiara. Si tratta di un fenomeno è diffuso e può portare a esiti negativi come ricoveri ospedalieri e anche la morte, specialmente tra gli anziani, che spesso assumono più farmaci. Interventi come la “deprescrizione”, un processo decisionale condiviso che implica la sospensione, la riduzione delle dosi o la modifica delle terapie, mirano a contrastare la PIP.
Lo studio ha dimostrato che gli interventi per affrontare la PIP sono associati a una riduzione del numero di farmaci prescritti, con una diminuzione media di circa 0,5 farmaci per paziente. Questa riduzione, anche se modesta, indica un successo nel contenere il carico farmacologico sugli anziani. Tuttavia, la metanalisi non ha riscontrato differenze sostanziali in altri esiti importanti. Non ci sono state variazioni significative nelle reazioni avverse non gravi ai farmaci, nelle cadute con lesioni, nella qualità della vita, nelle visite mediche, nelle visite al pronto soccorso o nella mortalità per tutte le cause. Ciò suggerisce che, mentre gli interventi riescono a ridurre il numero di pillole assunte, il loro impatto su esiti clinici più ampi potrebbe essere limitato o richiedere ulteriori indagini.
Fonte
Persaud N et al. Interventions to address potentially inappropriate prescribing for older primary care patients: a systematic review and meta-analysis. JAMA Netw Open 2025;8(6):e2517965.