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Quando l’antibiotico serve davvero

Pubblicato mercoledì 6 Marzo 2019

Gli anziani con diagnosi di infezione del tratto urinario (UTI) – in particolare gli uomini ultraottantacinquenni – ai quali non è stato somministrato o è stato somministrato in ritardo l’antibiotico hanno maggiori probabilità di sviluppare sepsi o morire rispetto a quelli che ricevono una prescrizione per un antibiotico durante la loro visita iniziale. Questi gli ultimi risultati di un équipe di ricercatori dell’Imperial College di Londra e della Public Health England appena pubblicati sul BMJ.

Le crescenti preoccupazioni sull’aumento dei livelli di antibiotico-resistenza hanno portato di recente a modificare i modelli di prescrizione e, visto che le UTI sono la seconda diagnosi più comune per la quale sono prescritti antibiotici nel Regno Unito, è diventato essenziale verificare la gestione e gli esiti della terapia nel corso di queste patologie.

Gli autori dello studio di coorte, finanziato dal National Institute for Health Research, a questo scopo hanno analizzato i dati di assistenza primaria del Clinical Practice Research Datalink (CPRD), in relazione ai dati ospedalieri e a quelli sulle morti in Inghilterra, per valutare l’associazione tra il trattamento antibiotico per UTI e gravi esiti avversi nei pazienti anziani.

La popolazione era rappresentata da 157.264 adulti di almeno 65 anni con almeno una diagnosi di UTI sospetta o confermata da novembre 2007 a maggio 2015. Tra i 312.896 episodi di UTI riportati, nel 7,2% dei casi non era stato prescritto alcun antibiotico, mentre nel 6,2% si era verificato un ritardo nella prescrizione di antibiotici; entro 60 giorni dopo l’UTI iniziale erano stati registrati 1539 episodi di infezione nel sangue (0,5%).

Il tasso di infezione del sangue era significativamente più alto tra quelli ai quali non era stato prescritto un antibiotico (2,9%) e tra quelli rinviati ad una nuova visita entro sette giorni rispetto a chi aveva ricevuto la prescrizione già durante la visita iniziale (2,2% vs. 0,2%). Dopo l’aggiustamento per altri fattori, l’infezione a livello sanguigno era significativamente più probabile nel gruppo con antibiotici differiti (OR 7,12) e nessun antibiotico (OR 8,08) rispetto al gruppo con antibiotici immediati. Inoltre, il tasso di ricovero ospedaliero era quasi il doppio tra i casi senza antibiotici (27,0%) e antibiotici differiti (26,8%) rispetto a quello con antibiotici immediati (14,8%); e il rischio di mortalità per tutte le cause significativamente più alto negli altri due gruppi rispetto a quello con antibiotici immediati durante l’intero follow-up di 60 giorni (HR 1,16 e 2,18, rispettivamente). Gli uomini di età superiore a 85 anni erano particolarmente a rischio sia per l’infezione del flusso sanguigno sia per la mortalità per tutte le cause a 60 giorni.

In sintesi, dovrebbe essere offerto un trattamento tempestivo ai pazienti più anziani, specialmente uomini e nelle aree di maggiore deprivazione socioeconomica, cioè ai pazienti più a rischio. D’altra parte, su 10.000 pazienti, soltanto 1 o 2 ogni anno hanno un’infezione da E. coli a livello sanguigno. Sono quindi necessarie ulteriori ricerche per stabilire se il trattamento deve essere iniziato con un antibiotico ad ampio spettro o a spettro ristretto e, soprattutto, per identificare i pazienti per i quali il trattamento ritardato sia realmente sicuro.

Fonte
Gharbi Myriam et al. Antibiotic management of urinary tract infection in elderly patients in primary care and its association with bloodstream infections and all cause mortality: population based cohort study. BMJ 2019; 364:l525

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