Uno studio della Duke University pubblicato su Nature Communications ha scoperto il fattore chiave alla base dell’inefficacia dei trattamenti combinati per far fronte all’antibiotico resistenza: l’“egoismo” dei batteri.
I batteri resistenti agli antibiotici, in particolare quelli resistenti agli antibiotici beta-lattamici come la penicillina, producono enzimi che degradano i farmaci. Nei trattamenti combinati, gli inibitori colpiscono questi enzimi per ripristinare l’efficacia degli antibiotici.
I ricercatori hanno scoperto che i tratti genetici dei batteri determinano se agiscono in modo egoistico o altruistico con i loro enzimi di resistenza. I ceppi egoisti accumulano l’enzima, a vantaggio solo di se stessi, mentre i ceppi più altruisti permettono anche ad altri batteri di trarne beneficio. Lo studio ha rilevato che i batteri egoisti hanno maggiori probabilità di prosperare dopo il trattamento, mentre quelli più generosi permettono alle popolazioni sensibili di sopravvivere.
Questa scoperta ha evidenti e importanti implicazioni cliniche. Suggerisce innanzitutto agli operatori sanitari di considerare il ceppo specifico dei batteri quando prescrivono i trattamenti. La creazione di combinazioni di antibiotici mirate ai batteri egoisti potrebbe ridurre al minimo lo sviluppo di ulteriori resistenze. Resta poi da sviluppare inibitori più efficaci per penetrare le membrane batteriche e combattere meglio i ceppi resistenti.
Fonte
Ma HR et al. Private benefit of β-lactamase dictates selection dynamics of combination antibiotic treatment. Nat Commun 2024 ;15(1):8337.