Una network metanalisi della Cochrane, dopo aver considerato una serie di trattamenti immunomodulatori e immunosoppressivi per le persone affette da sclerosi multipla progressiva, ha verificato che la loro efficacia complessiva e la loro sicurezza rimangono incerte. La ricerca, che ha analizzato i dati di 23 studi randomizzati controllati con oltre 10.000 partecipanti, ha rilevato che la maggior parte dei trattamenti non ha ridotto significativamente le ricadute cliniche o rallentato la progressione della disabilità rispetto al placebo.
Tra i trattamenti valutati, il rituximab e l’interferone beta-1b hanno mostrato una lieve riduzione delle ricadute rispettivamente nell’arco di 2 e 3 anni. Tuttavia, entrambi i farmaci erano anche legati a un tasso più elevato di interruzione del trattamento a causa di eventi avversi. Altri trattamenti, tra cui le immunoglobuline, il glatiramer acetato, il fingolimod e il natalizumab, hanno mostrato un aumento dei tassi di interruzione a causa degli effetti collaterali.
Nonostante la disponibilità di queste terapie, lo studio conclude che nessuna ha fornito prove con un grado alto di certezza nel prevenire la progressione della disabilità o ridurre gli eventi avversi gravi. Gli autori sottolineano la necessità che le ricerche future diano la priorità a studi testa a testa rispetto a studi controllati con placebo, con periodi di follow-up più lunghi per valutare meglio i rischi e i benefici a lungo termine.
Fonte
Ridley B et al. Immunomodulators and immunosuppressants for progressive multiple sclerosis: a network meta‐analysis. Cochrane Database of Systematic Reviews 2024, Issue 9. Art. No.: CD015443.