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Scuole chiuse o aperte? Le risposte di una revisione sistematica

Pubblicato martedì 21 Luglio 2020

“Ad aprile, miliardi di studenti erano ormai costretti a restare in casa in seguito alle restrizioni imposte per proteggere la popolazione dal covid-19. In molti paesi queste misure rigide hanno permesso di rallentare la diffusione del Sars-cov-2, il virus che provoca il covid-19. Tuttavia, con il passare delle settimane e dei mesi, i pediatri e gli insegnanti hanno cominciato a esprimere il timore che la chiusura delle scuole stesse producendo più danni che benefici, soprattutto perché sembrava che raramente i bambini sviluppassero forme gravi di malattia”.[1] Che la domanda proposta nel titolo sia molto sentita lo conferma l’interesse che anche un settimanale come Internazionale ha voluto riservare all’argomento, pubblicando la versione italiana di un interessante articolo uscito su Science.[2]

Accanto a prese di posizione abbastanza nette e favorevoli alla riapertura degli istituti scolastici – beninteso coordinando il provvedimento con altre misure di riduzione del rischio – come quella del Royal College of Pediatrics and Child health del Regno Unito,[3] alcuni ricercatori si mostrano più prudenti. È il caso, ad esempio, di Christian Drosten, direttore di un importante centro di ricerca virologica a Berlino che ha condotto uno studio su un gruppo di 47 bambini contagiati di età compresa tra 1 e 11 anni. Tranne chi soffriva di una patologia preesistente, i bambini erano privi di sintomi ma gli asintomatici avevano cariche virali altrettanto alte o più alte rispetto ai bambini o agli adulti sintomatici e, come sappiamo, la carica virale è in qualche modo legata alla contagiosità. “Per questo sono un po’ riluttante a raccomandare serenamente ai politici di riaprire le scuole” ha dichiarato Drosten.[4]

“La mia simulazione mostra che se riapri le scuole osserverai un forte aumento del numero di riproduzione di base, che è esattamente quello che non ti auguri”, ha confermato al New York TImes Marco Ajelli, un matematico ed epidemiologo della Fondazione Bruno Kessler di Trento.[5] In effetti, tra i numerosi studi condotti nei mesi scorsi, una ricerca svolta in Cina ha messo in evidenza come un bambino entri in contatto in media con un numero di persone tre volte maggiore di un adulto, con un conseguente rilevante impatto in termini di diffusione del virus.[6]

Come accaduto anche a proposito dell’utilità di indossare le mascherine, anche sulla riapertura delle scuole si è dunque avviato un confronto qualificato, dal momento che non sono pochi anche i ricercatori che hanno osservato che mantenere le scuole chiuse a tempo indeterminato può arrecare danni notevoli ai bambini. Secondo Jennifer Nuzzo, epidemiologa della Bloomberg School of Public Health della Johns Hopkins University, la decisione di riaprire le scuole non può essere presa basandosi esclusivamente sull’obiettivo di impedire la trasmissione. “Dobbiamo avere una visione comprensiva dell’impatto delle chiusure scolastiche sui bambini e sulle nostre famiglie, perché i danni provocati possono superare quelli causati dal virus”. Difficilmente lo studio a distanza rappresenta una soluzione – è un determinante di disuguaglianze, penalizzando le famiglie a basso reddito che non possono disporre di computer o di connessione adeguata [7] – ma, oltre al danno derivante dall’isolamento forzato, non è detto che la casa rappresenti per un bambino un luogo sicuro. Basti pensare all’alimentazione: per molti scolari e studenti che vivono in condizioni di povertà, le scuole non sono solo un luogo per l’apprendimento ma anche per nutrirsi in modo sano o almeno accettabile.[8]

Per rispondere ad una serie di domande riguardanti la diffusione della covid-19 nei bambini ma, soprattutto, l’opportunità di una riapertura delle scuole il Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio ASL Roma 1 ha condotto una overview delle revisioni sistematiche disponibili sull’argomento: quattro, che hanno nel complesso analizzato metodi e risultati di 32 studi primari.

Nonostante la qualità metodologica degli studi considerati nella revisione non sia ottimale, si può dire che bambini e adolescenti sono solo una piccola percentuale delle persone che presentano una covid-19 sintomatica e che la gravità della malattia è lieve o moderata nella stragrande maggioranza dei casi. Inoltre, dai pochi studi sisponibili, sembra emergere che bambini e adolescenti non sembrano essere il principale motore della diffusione dell’infezione. In merito al problema specifico della chiusura delle scuole, sono disponibili pochissimi dati sull’impatto che questo provvedimento può avere sul controllo delle epidemie e sulla riduzione della mortalità: i potenziali benefici della chiusura della scuola devono essere attentamente valutati rispetto ai sicuri effetti negativi sul benessere dei bambini e degli adolescenti e sul rischio di inasprimento delle diseguaglianze sociali. I bambini delle famiglie a basso reddito vivono spesso in condizioni che rendono l’apprendimento tra le mura domestiche una vera e propria sfida difficile da superare: circa il 5% dei bambini europei vive in abitazioni prive di uno spazio dove fare i compiti.

In conclusione, sono davvero molto attuali le riflessioni che Abraar Karan – medico statunitense – ha voluto offrire ai lettori di Vox, uno dei media americani più seguiti: “Lavoriamo in condizioni di estrema incertezza. La maggior parte di noi non è mai stata così direttamente colpita da una pandemia; i migliori confronti che abbiamo sono con l’influenza, ma è abbastanza chiaro che abbiamo a che fare con qualcosa di molto diverso. Come medico, ho sempre dovuto abbracciare l’incertezza in ospedale quando mi prendo cura dei pazienti e considerare le mie decisioni cliniche non come verità assolute ma più come il risultato di un calcolo accurato di rischi e benefici. Come tale, l’incertezza non mi è sembrata così estranea come per molti altri americani in questo momento. Il processo decisionale in condizioni di incertezza ci chiede di essere attenti a che i benefici sperati superino i rischi temuti, ma non così prudenti da paralizzarci”.[9]

Fonti

1. Couzin-Frankel J, Vogel G, Weiland M. Not open and shut. Sciencemag 2020; 369:241-5.

2. Couzin-Frankel J, Vogel G, Weiland M Come riaprire le scuole. Internazionale 2020; 1367: 16-20.

3. Royal College of Pediatrics and Child Health. Statement on schools re-opening. 22 maggio 2020. Ultimo accesso 20 luglio 2020.

4. Jones TC, Mühlemann B, Veith T, et al. An analysis of SARS-CoV-2 viral load by patient age. medRxiv. 2020 Jan 1. Ultimo accesso 20 luglio 2020.

5. Mandavilli A. New studies add to evidence that children may transmit coronavirus. New York Times 2020; 5 maggio. Aggiornato l’8 maggio. Ultimo accesso 20 maggio 2020.

6. Zhang J, Litvinova M, Liang Y, et al. Changes in contact patterns shape the dynamics of the COVID-19 outbreak in China. Science 2020; 368:1481-6. Pubblicato il 26 giugno 2020. Ultimo accesso 20 luglio 2020.

7. Goldstein D. Research shows students falling months behind during virus disruptions. New York Times 2020; 5 giugno 2020. Aggiornato il 10 giugno 2020. Ultimo accesso 20 luglio 2020.

8. Schwartz AE, Rothbart MW. Let them eat lunch: The impact of universal free meals on student performance. J Policy Analysis Management 2020;39(2):376-410.

9. Karan A. Coronavirus: a doctor on how to make covid-19 decisions when so much is unknown. Vox 2020; 14 maggio. Ultimo accesso 20 luglio 2020.

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Slomski A. Thousands of US youths cope with the trauma of losing parents to COVID-19. JAMA. Published online November 17, 2021.

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