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Standard-of-care in Covid-19: di cosa parliamo?

Pubblicato lunedì 25 Ottobre 2021

Le linee guida del Council for International Organizations of Medical Sciences affermano che i partecipanti al gruppo di controllo di uno studio devono ricevere un intervento efficace riguardo alla cui utilità esista un consenso condiviso (standard-of-care – SoC). In passato, la corretta interpretazione del SoC ha generato molte controversie tra ricercatori, medici e policy maker. La pandemia di SARS-COV-2 ha alimentato un gran numero di studi clinici su diversi tipi di interventi per il trattamento di Covid-19. La maggior parte di questi interventi misura l’efficacia rispetto a un SoC o altri comparatori, anche se non al momento dell’avvio della quasi totalità degli studi non era disponibile una definizione di cosa potesse rappresentare il miglior trattamento standard. Una potenziale preoccupazione di questi studi è che la volontà di rispondere rapidamente all’emergenza pandemica ottenendo risultati favorevoli potesse condizionare la determinazione dello SoC da utilizzare come confronto per i trattamenti sottoposti a valutazione. Infatti, l’utilizzo di SoC subottimali può influenzare uno studio a favore o addirittura contro il braccio sperimentale e riduce la validità esterna: in altre parole, lo studio non è in grado di rispondere al quesito di ricerca quasi sempre rappresentato dall’incertezza sull’efficacia e la sicurezza del nuovo agente proposto.

Alla luce della preoccupazione per uno SoC non compiutamente definito negli studi sulle terapie per covid-19, alcuni ricercatori italiani hanno analizzato le caratteristiche degli SoC adottati negli studi clinici farmacologici su Covid-19. (1) Nel contesto di una living systematic review sugli interventi farmacologici per Covid-19, sono state dunque valutate le caratteristiche dello SoC adottato negli RCT pubblicati.

La revisione sistematica è stata eseguita consultando Medline, Pubmed, Embase, Cochrane Covid-19 register, international trial register, medRxiv, bioRxiv e arXiv fino al 10 aprile 2021. Sono stati incusi tutti gli RCT che avessero messo a confronto qualsiasi intervento farmacologico per Covid-19 con qualsiasi farmaco, placebo o SoC. L’analisi ha considerato 144 RCT, che hanno arruolato complessivamente 78.319 pazienti. La maggior parte di questi studi prevedeva uno SoC (108; 75,0%); in alcuni casi previsto in tutti i bracci dello studio (69,7%) ma in altri solo come comparatori indipendenti (30,3%). I trattamenti ancora in corso di valutazione in altri studi sono stati inclusi nel SoC (SoC+) in 67 casi (62,0%). In questi studi sono stati contati trentuno diversi agenti terapeutici (da soli o in combinazione): principalmente idrossiclorochina o clorochina (28), lopinavir/ritonavir (20) o azitromicina (16). In 41 studi (38,0%) nessuna specifica è stata fornita riguardo cosa consistesse lo SoC nei gruppi di controllo.

La revisione – concludono gli autori – sottolinea come i risultati di diversi studi clinici riguardanti l’efficacia e la sicurezza dell’intervento farmacologico per Covid-19 potrebbero essere compromessi dalla qualità del trattamento utilizzato nei bracci di controllo. Anche in una fase di emergenza quale quella che abbiamo appena vissuto, la credibilità dei dati di efficacia rimane fortemente influenzata dalla qualità metodologica adottata.

Fonte
1. Addis A, Amato L, Cruciani F, et al. The Standard of Care definitions on COVID-19 pharmacological clinical trials: A systematic review. Frontiers in Pharmacology 2021;2712.

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