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Taxani e carcinoma mammario: tiriamo le fila

Pubblicato mercoledì 25 Settembre 2019

È stata appena pubblicato un aggiornamento della revisione Cochrane sul ruolo dei taxani nel carcinoma mammario in fase iniziale.

La chemioterapia adiuvante migliora la sopravvivenza nelle donne in premenopausa e postmenopausa con cancro al seno in fase iniziale e i taxani sono agenti chemioterapici particolarmente attivi in questa situazione che agiscono bloccando i processi cellulari necessari per la divisione delle cellule. I due farmaci più utilizzati in questa classe sono paclitaxel e docetaxel.

Obiettivo della revisione era scoprire se l’aggiunta di taxani alla chemioterapia standard migliora la sopravvivenza ed è sicura. A questo scopo gli autori hanno consultato il registro del Cochrane Breast Cancer Group, MEDLINE, Embase, CENTRAL, il registro dell’OMS International Clinical Trials Registry Platform (ICTRP) e ClinicalTrials.gov, utilizzando parole chiave come “carcinoma mammario in fase iniziale” e “taxani”. Nella revisione sono stati inclusi studi randomizzati fino a luglio 2018 che confrontavano:

  1. regimi contenenti taxani versus gli stessi regimi non contenenti taxani;
  2. qualsiasi regime contenente taxani versus qualsiasi regime non contenente taxani;
  3. qualsiasi regime contenente taxani versus lo stesso regime con un altro farmaco o con farmaci che hanno sostituito i taxani.

Dal novero sono stati esclusi gli studi sulle donne sottoposte a chemioterapia neoadiuvante.

Sono stati 29 gli studi inclusi nella revisione (41.911 donne in totale contro le 21.191 donne della revisione risalente al 2007). In generale, nel confronto tra regimi contenenti taxani (circa la metà degli studi con paclitaxel e l’altra metà con docetaxel) è migliorata la sopravvivenza globale (OS) (HR 0,87, intervallo di confidenza al 95% (IC) da 0,83-0,92) e la sopravvivenza libera da malattia (DFS) (HR 0,88, IC 95% 0,85-0,92) rispetto alla chemioterapia senza taxani.

Nel confronto tra i regimi contenenti taxani e quelli che non li contenevano persistevano i vantaggi rispetto alla sopravvivenza globale (HR 0,84, IC 95% 0,77-0,92) e sopravvivenza libera da malattia (HR 0,84, IC 95% 0,78-0,90; P <0,001). Quando un regime contenente taxani è stato confrontato con lo stesso regime con un altro farmaco o con farmaci che hanno sostituito i taxani, è stato osservato un effetto benefico per OS e DFS con il regime contenente taxani (OS: HR 0,80, IC 95% 0,74-0,86; P <0,001; DFS: HR 0,83, IC 95% 0,78-0,88; P <0,001).

Tutti gli studi inclusi, ad eccezione di uno, hanno riportato dati sulla tossicità. Il regime contenente taxani sembra aumentare notevolmente il rischio di neuropatia (OR 6,89, IC 95% 3,23-14,71; P < 0.001) e il rischio di neutropenia febbrile (OR 1,55, IC 95% 0,96-2,49).

Sul fronte dello stato dei linfonodi l’analisi preliminare dei sottogruppi ha mostrato un beneficio in termini di sopravvivenza totale e DFS con regimi contenenti taxani solo negli studi su donne con malattia linfonodale positiva (OS: HR 0,83, IC 95% 0,78-0,88; P <0,001; DFS: HR 0,84, IC 95% 0,80-0,88; P <0,001).

In sintesi
In base allo studio, l’aggiunta dei taxani alla chemioterapia rispetto alla chemioterapia senza taxani:

  • migliora la sopravvivenza e riduce il rischio di recidiva del tumore;
  • probabilmente porta ad una maggiore possibilità di alcuni effetti collaterali: neutropenia e neuropatia;
  • probabilmente fa poca o nessuna differenza nella funzione cardiaca;
  • può fare poca o nessuna differenza nella qualità della vita.

Fonte
Willson ML et al. Taxanes for adjuvant treatment of early breast cancer. Cochrane Database of Systematic Reviews 2019, Issue 9. Art. No.: CD004421.

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