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Testosterone basso: i rischi della terapia sostitutiva

Pubblicato martedì 25 Febbraio 2014

In inglese si dice semplicemente “Low T”: T naturalmente sta per testosterone. Una condizione che ha ricevuto molta attenzione dai media, forse troppa, rispetto alle reali esigenze di trattamento e alle possibilità di successo.

La FDA alla fine di gennaio ha espresso preoccupazione per la prescrizione di testosterone in uomini anziani  e in uomini più giovani con una storia di cardiopatie.

Lo studio più recente è stato pubblicato su PloS One:  la ricerca ha rilevato, nei mesi successivi all’inizio della terapia con testosterone, un aumento del rischio di infarto negli uomini con età superiore ai 65 anni  e negli uomini più giovani con una precedente diagnosi di patologia cardiaca. A novembre, sul JAMA, un altro articolo evidenziava un aumento di eventi avversi, infarti e ictus nelle persone in terapia con testosterone dopo essersi sottoposte a un’angiografia delle coronarie.

Andando un po’ indietro nel tempo, possiamo leggere la testimonianza di un “medical writer” che illustra le strategie delle aziende farmaceutiche per creare la domanda di testosterone per contrastare quello che è ormai noto come “low T”, testosterone basso.

Ecco alcuni passaggi:

– Il medical writer, Stephen Braun, viene contattato nel 2009 da un endocrinologo che gli chiede di scrivergli un articolo per la rivista “Life after 50” sui rischi legati a bassi livelli di testosterone e sulla disponibilità di nuovi trattamenti per tale condizione. Dopo la pubblicazione dell’articolo, a firma dell’endocrinologo,  vengono redatte diverse versioni dell’articolo per altre riviste sul benessere rivolte al pubblico.

– Nel 2010 Braun viene incaricato direttamente da un’azienda di scrivere un libretto in cui creare la consapevolezza di una condizione (testosterone basso) e suggerire la disponibilità di trattamenti, con l’invito a parlarne con il proprio medico.

– Nel 2012 il giornalista viene chiamato a partecipare a una consensus conference sull’ipogonadismo e a scrivere una sintesi dell’incontro, dalla quale ha ricavato anche delle slide: secondo Braun le conclusioni sono abbastanza equilibrate, anche se, precisa, alcune sue affermazioni in cui esprimeva cautela, per esempio, sulla qualità delle evidenze alla base delle linee guida cliniche sulla terapia sostitutiva con testosterone sono state tagliate.

Lisa Schwartz e Steven Woloshin (coautori con Gilbert Welch di Overdiagnosed) osservano che la campagna per il “Low T” è un esempio classico di campagna per creare una malattia e vendere il relativo trattamento che si avvale di tre strategie:

– Abbassare il livello minimo per la diagnosi, trasformando esperienze ordinarie, come il fisiologico abbassamento dei livelli di testosterone con l’avanzare dell’età, in condizioni che richiedono l’attenzione medica.

– Alzare la posta in gioco: diversa è la forza del messaggio “il testosterone basso può rendervi irritabili” rispetto a “il testosterone basso potrebbe ucciderti”, come è stato scritto.

– Manipolare le evidenze: il messaggio implicito della campagna di sensibilizzazione al “Low T” è che la  terapia con il testosterone migliorerà l’energia, l’umore e la vita sessuale degli uomini. Anche se tutto questo non viene detto esplicitamente. Ci sono i livelli di testosterone che possono essere più o meno bassi da una parte, ci sono condizioni legate all’età (più che ai livelli di testosterone) come debolezza, diminuzione della libido, aumento di peso, e c’è la terapia sostitutiva con testosterone (unite i puntini…).

Secondo Schwartz e Woloshin, dunque, siamo di fronte a “un esperimento di massa incontrollato che invita gli uomini a esporsi ai rischi di un trattamento che difficilmente risolverà problemi che potrebbero non essere assolutamente collegati ai livelli di testosterone”. E la terapia con testosterone, avvertono sempre Schwartz e Woloshin, nonostante quanto dichiarato dalla propaganda, ha finora prodotto solo pochi miglioramenti nella massa magra corporea, nella libido, nella soddisfazione sessuale e ha effetti minimi o nulli su peso, depressione e forza degli arti inferiori.

Fonti

Finkle WD, Greenland S, Ridgeway GK, Adams JL, Frasco MA, et al. Increased risk of non-fatal myocardial infarction following testosterone therapy prescription in men. PLoS ONE 2’014; 9(1): e85805. doi:10.1371/journal.pone.0085805

Vigen R, O’Donnell CI, Barón AE et al. Association of testosterone therapy with mortality, myocardial Infarction, and stroke in men with low testosterone levels. JAMA. 2013;310(17):1829-1836. doi:10.1001/jama.2013.280386.

Cappola AR. Testosterone therapy and risk of cardiovascular disease in men. JAMA 2013;310(17):1805-1806. doi:10.1001/jama.2013.280387

Braun SR. Promoting “low T”: a medical writer’s perspective. JAMA Intern Med 2013; 173(15): 1458-60. doi: 10.1001/jamainternmed.2013.6892.

Schwartz LM, Woloshin S. Low “T” as in “Template”. How to sell disease. JAMA Intern Med. 2013;173(15):1460-1462. doi:10.1001/jamainternmed.2013.7579

Schooling CM, Leung GM, Xu L. Promotion of “Low T” and the role of testosterone clinical trials. JAMA Intern Med. 2014;174(2):305-306. doi:10.1001/jamainternmed.2013.12750.

Schwartz LM, Woloshin S. Promotion of “Low T” and the role of testosterone clinical Trials—Reply. JAMA Intern Med. 2014;174(2):306-307. doi:10.1001/jamainternmed.2013.12733.

Per approfondire: PLoS Medicine Disease Mongering Collection

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