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Trattamenti oncologici: ritardi potenzialmente fatali

Pubblicato martedì 10 Novembre 2020

Anche un mese di ritardo nel trattamento può aumentare il rischio di morte per cancro del 6-13%, e il rischio aumenta quanto più a lungo viene rimandato. Questo emerge da una revisione sistematica e una metanalisi appena pubblicate sul BMJ.

Si tratta ovviamente di uno studio che acquisisce ancora più rilievo alla luce della pandemia in corso che sta costringendo una parte consistente della popolazione a ritardare i controlli, i test di screening e soprattutto a rinviare la chirurgia elettiva del cancro e la radioterapia, nonché l’uso delle terapie sistemiche.

A livello internazionale alcuni paesi hanno rilasciato linee guida nazionali sulla prioritizzazione dei trattamenti chirurgici per il cancro, che non sembrano trovare sostegno nei risultati dello studio. Ad esempio, all’inizio della pandemia, l’NHS59 del Regno Unito ha creato un algoritmo di prioritizzazione chirurgica a breve termine. Su quella base è stato giudicato sicuro ritardare di 10-12 settimane diverse indicazioni alla chirurgia, non prevedendo alcun impatto sull’esito, anche rispetto a tutta la chirurgia colorettale.

Il team canadese si è occupato di valutare l’impatto sulla mortalità che può avere il ritardo nelle cure oncologiche (chirurgia, trattamento sistemico e radioterapia) rispetto a sette tipi di tumore: vescica, seno, colon, retto, polmone, cervice e testa e collo, che rappresentano il 44% del totale delle malattie oncologiche nel mondo.

Per lo studio sono stati consultati 34 studi (Medline dal 1° gennaio 2000 al 10 aprile 2020) per 17 indicazioni – curativa, neoadiuvante e adiuvante (1.272.681 pazienti). La principale misura di esito era il rischio per la sopravvivenza globale per quattro settimane di ritardo per ciascuna indicazione e i ritardi sono stati misurati dalla diagnosi al primo trattamento, o dal completamento di un trattamento all’inizio del successivo.

“L’associazione tra ritardo e aumento della mortalità era significativa (p<0,05) per 13 delle 17 indicazioni”, spiegano gli autori. I risultati per gli interventi chirurgici erano coerenti, con un rischio di mortalità per ogni quattro settimane di ritardo di 1,06-1,08 (ad esempio, colectomia 1,06, IC 95% 1,01-1,12; chirurgia mammaria 1,08, 1,03-1,13). Le stime per il trattamento sistemico variavano (intervallo di rapporto di rischio 1,01-1,28). Le stime della radioterapia riguardavano la radioterapia radicale per il cancro testa-collo (RR 1,09, IC 95% 1,05-1,14), radioterapia adiuvante dopo chirurgia conservativa del seno (0,98, 0,88-1,09) e radioterapia adiuvante del cancro della cervice (1,23, 1,00-1,50).

Inoltre, i ricercatori hanno calcolato che ritardi da 8 a 12 settimane aumentano ulteriormente il rischio di morte e hanno utilizzato l’esempio di un ritardo di otto settimane nella chirurgia del cancro al seno che aumenterebbe il rischio di morte del 17% e di 12 settimane ritardo che aumenterebbe il rischio fino al 26%.

Hanna e colleghi hanno definito “deludenti” le conclusioni a cui sono giunti: “Nel complesso, questi risultati suggeriscono che c’è un urgente bisogno di riconsiderare il modo in cui organizziamo i nostri servizi contro il cancro”, hanno scritto. “Il paradigma prevalente è stato l’accesso a nuovi trattamenti per migliorare i risultati, ma a livello di sistema, i guadagni in termini di sopravvivenza potrebbero essere ottenuti dando priorità agli sforzi per ridurre al minimo il tempo dalla diagnosi del cancro all’inizio del trattamento da settimane a giorni”.

Fonte
Hanna TP et al. Mortality due to cancer treatment delay: systematic review and meta-analysis. BMJ 2020; 371: m4087.

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