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Uova, colesterolo e malattie cardiovascolari: la storia infinita

Pubblicato mercoledì 3 Aprile 2019

Una nuovo studio suggerisce che bisognerebbe limitare l’assunzione giornaliera di uova (in particolare dei tuorli) nel contesto di una dieta salutare. Un risultato in contrasto, almeno in apparenza, con la scelta di non porre limiti specifici per l’assunzione giornaliera di colesterolo e uova nelle linee guida per una sana alimentazione.

I ricercatori della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago, nella ricerca pubblicata sul JAMA, hanno analizzato i dati di 6 studi di coorte statunitensi per un totale di 29.615 persone (45% maschi e 31% neri).  Sono stati esclusi dalle coorti i soggetti con patologie cardiovascolari al baseline e se riportavano un dieta con un apporto calorico <500 kcal/giorno o >6000 kcal/giorno.

Le 6 coorti erano diverse in termini di numero partecipanti, età, genere, livello di educazione, BMI, incidenza di malattie cardiovascolari e decessi. In generale, il consumo mediano di colesterolo alimentare era di 241 mg al giorno e il consumo medio di uova pari a 0,14 al giorno. I partecipanti sono stati seguiti per un follow-up che durava fino a 31 anni (con una mediana di 17,5 anni).

Il contesto
Secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), le malattie cardiache sono la “principale causa di morte” negli Stati Uniti. E per decenni si è protratto il dibattito sul potenziale aumento del rischio di malattie cardiache e morte prematura collegato al consumo di uova o colesterolo alimentare.

Prima del 2015 le linee guida ufficiali raccomandavano di limitare il consumo giornaliero di uova a non più di 300 milligrammi, cioè meno di due uova grandi. Come si accennava all’inizio, le linee guida per una sana alimentazione (2015-2020), in assenza di evidenze contrarie, non prevedono alcun limite sul colesterolo alimentare e sul consumo di uova. In sostanza le uova sarebbero parte integrante di una dieta salutare, pur ribadendo che la scelta di omettere limiti specifici “non indica che il colesterolo alimentare non è più importante quando si costruiscono modelli di alimentazione salutari”.

Il colesterolo alimentare è contenuto soltanto nei cibi di origine animale – i latticini, le uova, i crostacei, il pollame e la carne – e l’uovo, tra gli alimenti più consumati dagli americani, è quello che ne contiene di più: il tuorlo di uno grande ne contiene 186 mg. In particolare, un adulto americano consuma circa 300 mg di colesterolo alimentare al giorno e circa 3-4 uova a settimana.

I risultati dello studio: aumento del rischio per malattie cardiache e morte
Al follow-up dello studio pubblicato sul JAMA si sono verificati 5400 eventi cardiovascolari (malattie cardiache, ictus, insufficienza cardiaca, ecc.) e 6132 decessi per tutte le cause. I ricercatori hanno calcolato che, per “ogni assunzione ulteriore” di 300 mg di colesterolo nella dieta, c’era un rischio più alto di malattie cardiovascolari (HR aggiustato 1,17 [IC 95% 1,09-1,26]) e di morte per qualsiasi causa (HR aggiustato 1,18 [IC 95% 1,10-1,26])

Il team ha anche calcolato le “differenze di rischio assoluto” per gli stessi risultati: per 1000 partecipanti c’erano 32 ulteriori diagnosi di malattie cardiovascolari e 44 decessi ogni 300 mg di colesterolo consumati in più al giorno.

Da notare infine che la qualità generale della dieta delle persone, il tipo e la quantità di grasso e la quantità di esercizio fisico sembrano non avere alcun effetto sulle associazioni riportate.

Un’istantanea del modello di dieta: punti di forza e di debolezza dello studio
Norrina Allen, professore associato di medicina preventiva alla Northwestern, ha cercato di spiegare il problema degli studi precedenti che non hanno trovato collegamenti tra il consumo di uova e le malattie cardiovascolari: da una parte campioni troppo omogenei e follow-up più brevi, dall’altra, disegni di studio meno in grado di “pesare” gli altri elementi della dieta. “Il nostro studio”, osserva, “mostra che se due persone avevano la stessa dieta e l’unica differenza nella dieta erano le uova, allora era possibile misurare direttamente l’effetto del consumo di uova sulle malattie cardiache”.

Tra i punti di forza dello studio quindi, oltre un campione  ampio e diversificato e a un lungo periodo di follow-up, c’è il fatto che i dati sulla dieta derivano dal completamento di questionari o interviste che hanno avuto luogo durante una singola visita. In questo modo sono emersi i dettagli di ciò che ogni persona aveva mangiato nell’anno o nel mese precedente.

Questo punto di forza si è rivelato però anche una limitazione non trascurabile, perché, utilizzando soltanto una singola istantanea del consumo di uova e colesterolo, all’inizio del follow-up, lo studio non tiene conto della possibilità, tutt’altro che trascurabile, che le persone cambino abitudini alimentari nel corso del lungo follow-up.

Commentando i risultati, Tom Sanders – professore di nutrizione e dietetica al King’s College di Londra nel Regno Unito – sottolinea che lo studio prospettico non può stabilire un rapporto causa ed effetto, ma è soltanto in grado di rilevare un’associazione. “Tuttavia”, aggiunge, “il messaggio da portare a casa è l’idea che una tipica dieta (statunitense), che contiene molta carne e un mucchio di uova, sia associata a cattiva salute cardiovascolare e che, di conseguenza, le linee guida dietetiche dovrebbero ripristinare la raccomandazione che l’assunzione di colesterolo non deve superare i 300 mg al giorno”.

Fonte
Zhong VW, Van Horn L, Cornelis MC, et al. Associations of dietary cholesterol or egg consumption with incident cardiovascular disease and mortality. JAMA 2019;321(11):1081-1095.

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