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Farmaci per il disturbo da uso di oppiodi: una survey americana sui medici di base

Pubblicato mercoledì 22 Aprile 2020

Secondo una survey nazionale americana pubblicata sugli Annals of Internal Medicine, un terzo dei medici di base non ritiene che i farmaci per disturbo da uso di oppioidi siano più efficaci del trattamento non farmacologico né che siano sicuri per un uso a lungo termine.

Nel complesso i medici interpellati hanno anche mostrato poco interesse nel trattamento del disturbo da uso di oppiodi e scarso sostegno alle proposte politiche che consentono ai medici di base di prescrivere buprenorfina e metadone, riassume Emma McGinty della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora. Con la conseguenza che “la grande maggioranza delle persone con disturbo da uso di oppioidi non riceve un trattamento efficace con uno dei tre farmaci approvati dalla FDA: buprenorfina, naltrexone o metadone”.

L’indagine Hopkins è stata inviata con un incentivo in contanti di 2 dollari e busta di restituzione preaffrancata a un campione casuale, rappresentativo a livello nazionale, di 1000 medici dell’American Medical Association (AMA) nel febbraio 2019.

Dei 668 medici idonei, ha risposto il 54% (361 medici). Il 67,1% dei medici delle cure primarie ritiene che il trattamento sia più efficace con i farmaci che senza. Il 63,7% pensa che le persone possano tranquillamente utilizzare i farmaci per gestire a lungo termine il disturbo da uso di sostanze. Il 77,5% considera la buprenorfina un trattamento efficace, il 62,1% il metadone, il 51,4% il naltrexone.

Solo 1 medico di base su 5 (20,2%) ha manifestato interesse per il trattamento dei pazienti con disturbo da uso di oppioidi. Pochissimi medici di base negli Stati Uniti prescrivono buprenorfina (7,6%) o naltrexone (4,0%), mentre il metadone è riservato agli specialisti.

I risultati suggeriscono che è improbabile che i soli cambiamenti nelle politiche portino alla diffusa disponibilità di farmaci di base, osserva la McGinty. “Potrebbero essere necessarie soluzioni a più lungo termine, come l’integrazione della medicina della dipendenza nella formazione dei medici e l’inclusione dei professionisti della medicina della dipendenza nelle pratiche di assistenza primaria”, prosegue. “I nostri risultati suggeriscono la necessità urgente di aumentare il livello di approvazione dei medici di base per l’efficacia dei farmaci per disturbo da uso di oppioidi e la loro volontà di prescriverli”.

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