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Vaccino anti-HPV: si va verso una dose sola

Pubblicato giovedì 29 Agosto 2019

Una dose del vaccino contro il papillomavirus umano (HPV) avrebbe un’efficacia paragonabile a due o tre dosi nel prevenire le lesioni precancerose della cervice uterina. È quanto afferma un gruppo di ricercatori australiani dopo aver analizzato i dati degli ultimi 10 anni.

Nello studio pubblicato su Papillomavirus Research i ricercatori hanno confrontato i risultati dello screening cervicale utilizzando i registri nazionali delle vaccinazioni HPV e i registri di tumori e mortalità relativi a un’ampia popolazione di donne australiane nate dal 1992 in poi.

Il dato più notevole emerso dalla ricerca è che, nelle donne che erano state vaccinate in giovane età – quando la maggior parte non era ancora stata esposta all’HPV – anche una sola dose di vaccino riduceva la possibilità di rilevare una lesione precancerosa allo screening cervicale.

Più in dettaglio, nel campione sono state incluse 250.648 donne: 48.845 (19,5%) non vaccinate, 174.995 (69,8%) con tre dosi di vaccino, 18.190 (7,8%) con due dosi e 8.618 (3,4%) con una dose. L’HR aggiustato era significativamente più basso per i gruppi vaccinati rispetto alle donne non vaccinate: 1 dose 0,65 (IC 95% 0,52-0,81), 2 dosi 0,61 (0,52-0,72) e 3 dosi 0,59 (0,54-0,65). Considerando nell’analisi l’età al momento della vaccinazione nel gruppo vaccinato, gli HR aggiustati per una e due dosi erano sovrapponibili a quello per tre dosi (una dose 1,01 (95% IC 0,81-1,26), due dosi 1,00 (0,85-1,17).

I vaccini anti-HPV erano stati inizialmente testati in un programma a tre dosi distanziate di 0, 1-2 e 6 mesi. Tuttavia i titoli più elevati rilevati tra gli adolescenti hanno portato a verificare l’equivalenza con una strategia a due dosi con un dosaggio più ampio (0,6-12 mesi) nei giovani adolescenti, come avviene ora.

“Se una vaccinazione con una dose si rivelasse sufficiente, si semplificherebbe davvero la nostra capacità di proteggere più persone da questi virus cancerogeni”, è la sintesi di Julia Brotherton (VCS Foundation e Università di Melbourne). “E questo”, prosegue la Brotherton, “potrebbe fare un’enorme differenza, specialmente nei paesi con meno risorse che attualmente hanno alti tassi di cancro cervicale ma non possono permettersi la vaccinazione o lo screening”.

La vaccinazione è una parte fondamentale della strategia a cui lavora l’Organizzazione mondiale della sanità per mettere fine al cancro della cervice uterina come problema di salute pubblica, una strategia a cui si aggiungono i programmi di screening, le strutture per la diagnosi e il trattamento precoci e le cure palliative.

In Australia, la vaccinazione contro l’HPV è abitualmente offerta gratuitamente nell’ambito del Programma nazionale di immunizzazione sia alle ragazze che ai ragazzi a 12-13 anni, con il recupero gratuito disponibile fino ai 19 attraverso medici e cliniche locali.

Come sta avvenendo in Australia, anche nella maggior parte degli altri paesi, soltanto oggi è possibile valutare l’impatto del vaccino sugli esiti dello screening relativi alle ragazze vaccinate in età target, invece che alle giovani donne già sessualmente attive prima della vaccinazione come avveniva in precedenza. E, in effetti, i dati che provengono da Danimarca e Stati Uniti confermerebbero la possibilità che una dose possa rivelarsi sufficiente, anche se bisogna necessariamente attendere l’esito di studi randomizzati prima di passare alla fase di modifica delle raccomandazioni ufficiali.

Fonte
Brotherton JM1 et al. Is one dose of human papillomavirus vaccine as effective as three? A national cohort analysis. Papillomavirus Res 2019;8:100177.

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