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Lancet

Pubblicato venerdì 14 Marzo 2014

La storia. Era il 1823 quando il medico Thomas Wakley fondò The Lancet. Si dice che il nome della testata, una sorta di bisturi, fosse stato scelto dal fondatore per sottolineare l’esigenza di estirpare dalla medicina di allora tutte le possibili credenze, le pratiche inefficaci che derivavano dall’ignoranza dei medici. Nel corso dell’Ottocento, la rivista svolse anche un ruolo di denuncia a partire da una serie di scandali che segnarono la sanità inglese. Già pochi anni dopo la nascita, la rivista ebbe il merito di illustrare la prima, pionieristica tecnica di trasfusione del sangue, ideata dal dottor James Blundell. Sulle pagine del Lancet furono annunciate molte importanti innovazioni, tra cui, ad esempio, la prima tecnica chirurgica per il parto cesareo sotto anestesia generale. Tra le curiosità apparse nella lunga vita della rivista, il fenomeno dello “shell shock” sofferto dai soldati di ritorno dalla Grande Guerra e descritto da William Rivers nel 1918, ponendo le basi di quella che in anni recenti sarebbe stata definita come la sindrome post-traumatica da stress.

La struttura. The Lancet riceve annualmente circa 10 mila proposte di pubblicazione. La percentuale di accettazione è di circa il 10%.
Il prestigioso settimanale britannico riserva l’area degli Editorials al direttivo della rivista. Gli Editoriali che aprono ciascun numero, infatti, sono semplicemente firmati The Lancet. E’ in quest’area della rivista che si esplicita il punto di vista “politico” – in senso lato – del settimanale. La direzione di Richard Horton segue particolarmente da vicino le problematiche riguardanti il rapporto tra primo mondo e paesi in via di sviluppo.
Articoli originali: il Lancet dà la priorità ai resoconti di ricerche originali che abbiano caratteristiche tali da modificare la pratica clinica corrente o la visione consolidata di determinate condizioni patologiche. In altre parole, si deve trattare di risultati di ricerche capaci di incidere sul lavoro quotidiano del medico di ogni parte del mondo. I contributi non dovranno essere troppo specialistici; non dovrebbero superare le 3000 parole e le 30 voci bibliografiche. Dovranno essere accompagnati da riassunti, non più lunghi di 250 parole. Ben vengano, le revisioni sistematiche preparate in accordo con i dettami della Cochrane Collaboration; spazio ai risultati delle sperimentazioni cliniche, a patto che siano riferiti secondo quando stabilito dalle linee guida del CONSORT.
Research letters: sono sintetici report di ricerche capaci di stimolare studi ulteriori e segnalazioni di reazioni indesiderate da farmaci di rilevanza clinica. Non più di 900 parole e cinque voci bibliografiche, due tabelle e figure. Riassunto non strutturato di circa 100 parole.
Case reports: la lunga vita del Lancet si rinnova nei casi clinici. Se quello del 1863 su un delitto di Jack lo Squartatore (The Whitechapel Murders) era troppo lungo per il medico di oggi, quelli pubblicati ai nostri giorni si limitano a 600 parole dedicate ad un caso che non sia una rarità ma piuttosto un evento in cui il medico possa imbattersi quotidianamente, che ponga difficoltà nella formulazione della diagnosi e che abbia valore didattico. Meglio se corredato da un’illustrazione. Indispensabile il consenso del paziente.
Seminars, Reviews e Series: si tratta di ampie rassegne solitamente dedicate ad una patologia; quasi sempre commissionate dalla direzione della rivista ad autori scelti. Le Series si articolano in più contributi pubblicati in successione e The Lancet è lieto – così almeno sostengono in redazione – di considerare proposte da parte di contributors esterni.
Departments: sono le pagine che, insieme agli Editoriali, più caratterizzano la rivista. Assolvono alla funzione di incoraggiare il confronto tra opinioni diverse e si articolano in diverse sezioni che vanno dalla Public Health al Reportage, da Health and Human Rights ai Departments of Medical History, Ethics, Medicine and Arts e Literature and Medicine. In generale, gli articoli si limitano a 1500 parole e 20 voci bibliografiche. Per molti affezionati lettori, si tratta di della sezione più “divertente”, in cui la medicina viene declinata intelligentemente in rapporto al divenire della società; pagine molto “british”, che difficilmente troveremo nei periodici statunitensi.
Correspondence: Inviate rapidamente alla rivista lettere su articoli pubblicati; trascorse due settimane dalla pubblicazione di un lavoro, la rivista cesserà di pubblicare commenti sullo stesso. E’ una delle poche sezioni che non prevede che i testi siano sottoposti a peer review; il vostro revisore sarà eventualmente l’autore dell’articolo commentato, che vi risponderà sulle colonne della rivista. Le lettere non potranno essere firmate da più di cinque autori.

Accesso  Uno schema che illustra quali sono le tipologie di articoli accessibili a tutti e quali gli articoli che richiedono un abbonamento.

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