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Cannabis e cure palliative: i risultati di una survey

Pubblicato venerdì 10 Settembre 2021

Nonostante i progressi nelle terapie di supporto e nell’ambito delle cure palliative in oncologia, la gestione dei sintomi può rappresentare un problema per chiunque si trovi di fronte a queste problematiche dal paziente, al caregiver fino al medico curante.

La criticità rappresentata dal setting di cura, accompagnata alla carenza di studi clinici di elevato potere metodologico ha portato all’ingresso e alla crescente prescrizione di prodotti di dubbia efficacia, di facile reperimento e ancor più facile somministrazione.

Un esempio su tutti è rappresentato dalla cannabis medica il cui utilizzo, malgrado l’indicazione ministeriale1 2 3 4 è ancora molto dibattuto proprio per l’assenza di studi clinici e di raccomandazioni da parte delle principali società scientifiche nazionali e internazionali sia in merito all’efficacia, sia in merito alla sicurezza di questi prodotti.

Si è voluto chiedere allora ai medici oncologi appartenenti all’Associazione Italiana di Oncologia Medica e alla Società italiana di Cure Palliative il loro punto di vista attraverso una Survey5 in formato elettronico pervenuta via mail.

Tra i 2616 membri che hanno ricevuto l’invito via mail, soltanto 475 hanno risposto al questionario.

Le indicazioni cliniche più frequenti per l’uso della cannabis rimangono il dolore, i sintomi gastrointestinali e i disturbi dell’umore. Solo 9 partecipanti hanno riportato effetti collaterali correlati alla cannabis come insonnia ansiosa e spasmi muscolari.

La nota più preoccupante che è emersa è stata la scarsa conoscenza dei riferimenti normativi per la prescrizione e l’uso della cannabis in Italia e da qui la stessa indicazione, con solo il 14% dei partecipanti che ha dimostrato di conoscere l’esatto riferimento legislativo.

Lo studio evidenzia una discrepanza significativa tra condotte cliniche personali, livelli di prescrizione e conoscenza effettiva sulla cannabis terapeutica. Questo rappresenta un problema critico che dovrebbe essere affrontato sistematicamente, costruendo programmi educativi e linee guida nazionali che sublimino le convinzioni e le predisposizioni personali dei medici, risultando in una solida pratica clinica in merito alla cannabis basata sulla scienza. Solo attraverso interventi coordinati sulle evidenze scientifiche e sulla politica sanitaria, si avrà successo di sicurezza ed efficacia, garantendo la migliore conoscenza per i migliori risultati.

Raffaele Giusti

Fonti
1. Legge 08 aprile 1998, n. 94. Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 febbraio 1998, n. 23, recante disposizioni urgenti in materia di sperimentazioni cliniche in campo oncologico e altre misure in materia sanitaria.
2. Ordinanza 18 luglio 2006. Importazione di medicinali a base di delta-9-tetraidrocannabinolo e trans-delta-9-tetraidrocannabinolo.
3. Decreto ministeriale 18 aprile 2007. Aggiornamento e completamento delle tabelle contenenti l’indicazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope e relative composizioni medicinali, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni ed integrazioni, recante il testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope e di prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza.
4. Decreto ministeriale 23 gennaio 2013. Aggiornamento delle tabelle contenenti l’indicazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 e successive modificazioni e integrazioni. Inserimento nella Tabella II, Sezione B, dei medicinali di origine vegetale a base di Cannabis (sostanze e preparazioni vegetali, inclusi estratti e tinture).
5. Filetti, M., Trapani, D., Cortellini, A. et al. Knowledge and attitudes of Italian medical oncologists and palliative care physicians toward medical use of cannabis in cancer care: a national survey. Support Care Cancer (2021). https://doi.org/10.1007/s00520-021-06383-7

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