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Nel Lazio… prevale l’equità nell’accesso alle cure

Pubblicato lunedì 16 Aprile 2018

Le disuguaglianze di salute tra gruppi di persone che hanno un diverso status socio-economico costituiscono una delle principali sfide per la salute pubblica. È un tema sempre più dibattuto, anche perché negli ultimi anni si sono moltiplicate le ricerche sugli effetti della crisi economica sofferta da molte regioni – soprattutto europee – sul benessere fisico ed emotivo delle popolazioni.

Il Programma di valutazione degli esiti della Regione Lazio (P.Re.Val.E.) analizza una serie di indicatori delle performance ospedaliere basati su standard di qualità che derivano da raccomandazioni cliniche robuste (in altre parole, basate su evidenze forti tratte dalla ricerca clinica ed epidemiologica). In base a questi indicatori, il Programma misura la variazione nell’accesso a un’assistenza sanitaria efficace nei diversi gruppi di popolazione della Regione Lazio. Uno degli obiettivi del Programma era anche quello di confrontare diversi sottogruppi di popolazione per promuovere l’equità nella fornitura di servizi. Da giugno 2013 è stata messa in atto una nuova strategia che ha assegnato alle direzioni generali delle strutture ospedaliere alcuni obiettivi specifici basati sulla valutazione delle prestazioni.

Uno studio appena pubblicato su PLoS One ha previsto l’arruolamento di tutti i pazienti dimessi dagli ospedali sia pubblici sia privati della Regione Lazio tra il 2012 e il 2015, residenti nella regione Lazio. Quali erano gli esiti studiati nella ricerca? La percentuale di pazienti con infarto miocardico con elevazione del tratto ST (STEMI) trattati con angioplastica coronarica percutanea entro 90 minuti (angioplastica primaria), la percentuale di pazienti con frattura del femore sottoposti a intervento chirurgico entro 2 giorni e la proporzione di parti cesarei primari.

Quali i risultati? Nella Regione Lazio, nel 2015 il 44,6% dei pazienti con STEMI è stato tempestivamente trattato con angioplastica coronarica, il 54,4% dei pazienti con fratture del femore è stato sottoposto a intervento chirurgico entro 2 giorni e il 27,7% di donne che non avessero avuto in precedenza un parto cesareo ha fatto ricorso a questo intervento. Cosa accadeva, nella stessa Regione, solo tre anni prima? Nel 2012 le proporzioni corrispondenti erano del 27,8%, 31,3% e 31,5%, rispettivamente.

La probabilità di avere l’intervento tempestivo per frattura del femore, l’angioplastica primaria e il taglio cesareo primario è però diversa a seconda del livello di istruzione.

Nel 2012 il 48 % delle persone con frattura del femore laureate era già operato entro due giorni rispetto al 25% delle persone con licenza elementare o nessun titolo di studio, mentre nel 2015 le rispettive proporzioni sono 67% e 50%, quindi con un differenziale ancora presente, ma dimezzato.

Per quanto riguarda le persone con STEMI, il 44% dei laureati avevano accesso all’angioplastica primaria già nel 2012 e tale è rimasto anche nel 2015, mentre solo il 24% delle persone con basso titolo di studio era sottoposto ad angioplastica primaria nel 2012, passando al 44% nel 2015, senza quindi più differenza per titolo di studio. Anche il differenziale di accesso al taglio cesareo si è ridotto nel periodo in studio.

Dunque, buone notizie. Il lavoro suggerisce che le azioni mirate a migliorare l’accesso alle cure efficaci hanno anche un effetto indiretto sulla riduzione delle disuguaglianze di salute. Considerato che le persone culturalmente e socialmente svantaggiate sono più esposte ai fattori di rischio per la salute e quindi si ammalano di più, un servizio sanitario universalistico ha un ruolo importante nel ridurre tali disuguaglianze.

E, ancora una volta, si conferma l’importanza di una stretta relazione tra la buona attività di ricerca e il miglioramento dei servizi offerti ai cittadini.

Fonte
Ventura M, Fusco D, Bontempi K, Colais P, Davoli M. Regional Outcome Evaluation Program (P.Re.Val.E.): Reduction of inequality in access to effective health care in the Lazio region of Italy (2012–2015). PLoS ONE 2018;13(3): e0194972.

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One thought on “Nel Lazio… prevale l’equità nell’accesso alle cure”

  1. Giuseppe Culla ha detto:

    La mia esperienza di medico ospedaliero pubblico concorda con il risultato della ricerca, ma bisogna evidenziare alcune criticità:
    Il lavoro è impostato su tre indicatori su cui si è investito molto negli ultimi anni e quindi è giusto aspettarsi un miglioramento.
    Questo risultato non è trasferibile automaticamente in altri settori in cui non si è investito, anche mediaticamente, per i quali l’impressione è che l’accesso e l’equità siano peggiorate. Vedi patologie molto diffuse ed in aumento come la bronchite cronica ostruttiva con insufficienza respiratoria.
    Sarebbe molto utile estendere la ricerca a queste patologie per avere una visione d’insieme e che evidenzia i settori più critici.

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